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Batteri, secondo l’ultimo censimento sono in tutto 154 mila, divisi in 5 mila specie

12/02/2019

Sono piccoli e invisibili ma possono provocare grandi cose, dentro e fuori di noi. I batteri sono dappertutto, sulla nostra pelle, nell’intestino e nell’ambiente atmosferico. Conoscerli ci aiuta a capire i loro comportamenti: ecco perché è stato fatto un nuovo e definitivo censimento e li ha classificati finalmente tutti. Finora era stato censito solo il 23 per cento delle specie. Oggi invece sappiamo che ne esistono in tutto 154 mila tipi, divisi in 5 mila specie. Del lavoro realizzato dall’Università di Trento e raccontato dalla rivista “Cell” ne abbiamo parlato con la dottoressa Marta Monari, del laboratorio di analisi di Humanitas.

 

I batteri sono essenziali alla vita

Dove c’è vita, ci sono batteri. Questi microganismi nati 4 miliardi di anni fa hanno colonizzato la Terra fino alla comparsa della specie umana. L’ultimo censimento ne ha contati 150 mila, divisi in 5 mila specie. Il lavoro raccontato sulla rivista Cell è stato portato a termine dall’Università di Trento, dove con una ricerca di metagenomica computazionale coordinata da Nicola Segata e Edoardo Pasolli del Laboratorio di metagenomica hanno messo insieme il catalogo dei batteri che abitano nel nostro corpo più ricco e completo finora mai realizzato.

Questo ha permesso anche di fare l’identikit dell’intero genoma umano, variabile per età, soggetto e condizioni di salute. Oggi si stima che il numero dei batteri presenti nel nostro organismo arrivi a 40 mila miliardi.

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«Finora era stato censito il 23 per cento delle specie – spiegano i ricercatori– . Il nostro lavoro ha portato a descrivere e analizzare il restante 77 per cento che era sconosciuto. Ma ce ne sono diversi che vivono in simbiosi con altri e ciò rendeva molto difficile l’operazione. Per questo abbiamo deciso di raccogliere e studiare direttamente 9428 campioni prelevati in tutti i continenti».

Il microbioma infatti subisce variazioni a seconda del luogo della Terra in cui ci si trova. Nei Paesi occidentali per esempio è diverso da quello delle nazionali non occidentalizzate.

«Abbiamo perso dei batteri che invece vivono ancora nelle popolazioni non occidentalizzate e questo è la conseguenza del nostro stile di vita differente, dell’alimentazione, dell’industrializzazione, dell’uso degli antibiotici e dell’igiene», hanno illustrato gli esperti -. «Il nostro lavoro è frutto di un imponente sforzo che ha unito competenze informatiche e capacità di trattamento di enormi quantità di dati. Arrivando a una conclusione importante: creare le condizioni per poter studiare ora le varie specie di batteri con un obiettivo preciso riguardante la nostra salute”.

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