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Cure e farmaci

I nuovi farmaci biosimilari saranno disponibili entro il 2020

26/02/2019

Entro il 2020 saranno disponibili i farmaci biosimilari, simili all’originatore, di 12 farmaci biotech che assicurano il trattamento di malattie importanti come i tumori e le patologie reumatiche, ma a costi sostenibili per la sanità pubblica. Nel nome contengono il prefisso bio ma con il biologico non c’entrano niente: si chiamano così perché utilizzano al loro interno cellule o loro componenti. La loro conoscenza risulta però scarsa, così come il livello di informazione attuale che c’è ancora per i farmaci biotecnologici, disponibili da 20 anni. Gli italiani conoscono ancora poco i biosimilari, ma desiderano saperne di più. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maria Chiara Tronconi, oncologa di Humanitas.

 

Cosa sono e come funzionano i nuovi farmaci biosimilari

Ne contengono il suffisso ma con il biologico c’entrano poco e niente. I nuovi farmaci biosimilari si chiamano così perché, a differenza di quelli cosiddetti “sintetici”, creati con processi chimici, fanno uso di cellule o di loro componenti. La loro destinazione terapeutica diventa ogni giorno più vasta: dalle malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide o il lupus, ai tumori, dalla dermatologia alle patologie infiammatorie intestinali, gli ambiti in cui possono essere usati sono molti. La loro fabbricazione deriva da sofisticatissime tecniche di laboratorio e di biologia molecolare, che “partono”, come definito dalla normativa europea, da una fonte biologica del nostro organismo. Si tratta perciò di medicinali “estremamente simili” ai biologici ma, a differenza dei farmaci generici, non possono essere però ritenuti identici perché differiscono necessariamente nel principio attivo, essendo composti di sostanze viventi. L’attività farmacologica è comunque identica a quella della molecola originale. I biosimilari costituiscono un’opzione terapeutica importante perché a costo inferiore rispetto ai biologici, con risparmi tra il 20 e il 50%. Questo garantisce l’accesso alle cure a più pazienti, più concorrenza sul mercato e una potenziale riduzione dei costi sanitari.

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I farmaci biologici e i risultati in dermatologia

In dermatologia le prospettive di sviluppo sono molto buone già con i farmaci biologici. «La cura della psoriasi, malattia che affligge il 2,9% della popolazione – ha spiegato il Prof. Antonio Costanzo, responsabile dell’Unità Operativa di Humanitas di Milano – ha tratto enormi benefici dalla messa a punto di nuovi biologici in grado di agire su due interleuchine specifiche, l’interleuchina 17 e l’interleuchina 23. L’aver identificato un bersaglio preciso permette una maggior efficacia delle cure e minori effetti collaterali. Si sono raggiunti così risultati inimmaginabili solamente dieci anni fa, con un miglioramento dei sintomi nel 90% dei pazienti. Molto promettente anche il loro utilizzo per la cura della dermatite atopica».

 

Otto italiani su dieci desiderano saperne di più

Secondo una survey presentata al corso “Il valore dell’informazione sui farmaci biosimilari, tra innovazione e sostenibilità”, condotta da Astra Ricerche su 1000 persone solo 1 intervistato su 5 (20,5%) pensa di conoscerli e la padronanza dell’argomento è spesso debole, con l’attribuzione di caratteristiche non corrette (per esempio che sono ‘a base di erbe’). Ma oltre l’80% si dichiara molto interessato a saperne di più, chiedendo di essere rassicurato sugli effetti positivi e su quelli negativi.

Verso i farmaci biosimilari emerge anche un atteggiamento di disponibilità e gli italiani hanno fiducia nel medico di base, oltre che nella verifica delle Autorità regolatorie. Uno dei più recenti biosimilari reso disponibile è quello che serve a trattare il tumore al seno. Secondo gli specialisti, i biosimilari sono una novità molto positiva in oncologia per le potenziali ripercussioni sulla sostenibilità dei trattamenti e la conseguente possibilità di destinare le risorse liberate a trattamenti innovativi. L’area delle malattie reumatologiche, invece, è stata la prima dove sono stati sviluppati farmaci biotecnologici e anche biosimilari. Un esempio sono le poliartriti croniche.

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