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Cannabis, “il diritto di essere informati per poter scegliere”

16/07/2015

Liberalizzazione della cannabis, facciamo chiarezza. «Ognuno è libero di scegliere il proprio stile di vita: per poterlo fare deve però avere a disposizione informazioni veritiere, autorevoli e chiare. Sappiamo quali danni causa il fumo di sigaretta, sappiamo che non dovremmo fumare, se scegliamo di fumare lo facciamo consapevoli del possibile danno che ci procuriamo. Ugualmente ognuno di noi può scegliere se fare uso di droghe: ma prima deve avere informazion veritiere autorevoli e chiare su quali danni questa abitudine provoca». Così la dottoressa Lidia Rota, presidente di ALT-Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari ONLUS. «Dei rischi del fumo di sigaretta si sa tanto: la ricerca li ha dimostrati e sono stati divulgati i risultati. Con il fumo di sigaretta aumenta la probabilità di rischio di cancro del polmone e di infiammazione delle arterie e di conseguenza la probabilità infarto,  di ictus cerebrale, di malattie da trombosi. Sulla cannabis invece si lascia che si diffondano, da tempo, informazioni inesatte, e la definizione “droghe leggere” automaticamente evoca l’innocuità di queste sostanze. Eppure le informazioni ci sono: pubblicate su riviste scientifiche autorevoli e disinteressate, che confermano che non esistono droghe leggere, e che tutte le sostanze stupefacenti provocano danni, dimostrati, e confermati, più o meno gravi, ma sempre danni». E’ di oggi la proposta di legge bipartisan che vuole liberalizzare l’uso della cannabis. E’ proprio adesso quindi che anche noi vogliamo contribuire a fare chiarezza sugli effetti dimostrati, per dare a tutti gli strumenti per poter decidere come scegliere di vivere, o morire.

Marijuana è il nome comune per indicare la droga derivata dalle foglie di canapa indiana: dalla resina prodotta dalle foglie si estrae invece l’hashish. Il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati di uno studio che ha misurato i danni dell’uso di droga sugli adolescenti: riduzione della memoria a breve e a lungo termine, difficoltà nell’apprendimento, disturbi del coordinamento motorio, riduzione della capacità di reazione durante la guida, alterazione della capacità di giudizio. Non solo: tosse, catarro, saltuariamente febbre, psicosi e paranoia, alta probabilità di interruzione degli studi, frustrazione nel raggiungimento degli obiettivi nel lavoro e negli affetti. E’ vero che, accanto ai danni, la marijuana può dare in casi particolari qualche beneficio: «Sembra che la marijuana sia efficace nel controllo del dolore: un’ipotesi che automaticamente e in modo subliminale trasforma questa droga in qualcosa di “buono”. L’aumento della disponibilità di questa sostanza se legalizzata e il minor costo potrebbero, per una percezione sommaria, incentivarne l’uso anche per indicazioni diverse da quelle effettivamente dimostrate dal punto di vista scientifico», risponde la specialista. (Per approfondire leggi qui: Legalizzare la marijuana: quali rischi?).

«É stato dimostrato che la marijuana contribuisce ad aumentare l’appetito nei pazienti colpiti da AIDS, ad alleviare la nausea nei pazienti in chemioterapia e il dolore e la spasticità in molte malattie neurologiche, e a ridurre la pressione endo oculare nel glaucoma. La ricerca è impegnata a isolare e riprodurre in laboratorio il principio attivo che provoca questi effetti benefici, eliminando le sostanze che provocano invece gli effetti devastanti e dannosi che conosciamo. I medici che la prescrivono lo fanno assumendosi la responsabilità di eventuali effetti negativi: per esempio – conclude – nei pazienti con HIV la marijuana può accentuare i sintomi da deficit cognitivo determinati dal virus».

«Questo non è tutto – ci tiene a sottolineare al dott.ssa Rota -. Vi aggiorneremo  nei prossimi giorni su aspetti più dettagliati e specifici in modo da fornirvi gli strumenti che consentiranno a tutti noi di scegliere sapendo che cosa stiamo scegliendo, senza inganni, e senza  una complice superficialità alla “così fan tutti”».

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