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Trombosi, più prevenzione significa meno flebiti, meno embolia

13/10/2015

Prevenire la Trombosi vuol dire prevenire flebite ed embolia. Sensibilizzare su come evitare la formazione di trombi, ovvero coaguli nei vasi sanguigni, con l’informazione e la promozione di stili di vita corretti è l’obiettivo della Giornata Mondiale contro la Trombosi. La giornata ricorre il 13 ottobre e vede tra i Paesi coinvolti anche l’Italia. Fra le centinaia di enti governativi, istituti sanitari e associazioni partecipanti c’è anche ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari onlus.

Ci sono due tipi di Trombosi: quella arteriosa e quella venosa. Se il trombo si forma in un’arteria,le cellule soffrono e muoiono per mancanza di ossigeno e di nutrimento, se il trombo si forma in una vena, il ritorno di sangue al cuore è lento e l’arto o l’organo si gonfiano, le sostanze tossiche ristagnano nei tessuti intorno ai vasi.

Fra i due tipi di Trombosi, quella arteriosa è più grave perché dà sintomi molto drammatici e improvvisi e può portare alla morte dell’organo colpito come accade nell’infarto o nell’ictus;  quella venosa è subdola, può dare sintomi sfumati, ma essere comunque molto pericolosa, se dal trombo partono emboli che arrivano al cuore e da qui al polmone, causando embolia polmonare, un evento grave, purtroppo spesso mortale. In altri casi trombosi ripetute degli arti inferiori possono portare alla sindrome post flebitica, con la comparsa di ulcere torpide, che guariscono con difficoltà, discolo razioni della pelle delle gambe che diventa sottile e macchiata e scura, e dolore persistente, spesso con gonfiore.  

(Per approfondire leggi qui: Cuore a rischio: me lo dice un prelievo?)

Ma la trombosi può essere curata, se sospettata e diagnosticata

Le malattie da Trombosi arteriosa sono: infarto miocardico, ictus cerebrale, Trombosi della retina, infarto intestinale, arteropatia periferica ed embolia periferica.

Le malattie da Trombosi venosa sono la Trombosi venosa profonda, la flebite o Tromboflebite, la Trombosi dei seni venosi cerebrali, la Trombosi della vena cava eo dei rami della vena porta, la Trombosi di una vena retinica.

(Per approfondire leggi qui: Trombosi: non è solo un mondo per vecchi)

Facilitano la Trombosi fattori di rischio ben conosciuti: età e famigliarità non sono modificabili, ma altri fattori sì. «La prevenzione della Trombosi è possibile, semplice, poco costosa, disponibile, efficace ed è la medesima per una Trombosi semplice o complicata da Embolia, salvo casi nei quali l’Embolia è così estesa e massiccia da provocare arresto cardiaco», spiega la dottoressa Lidia Rota, presidente di ALT.

(Per approfondire leggi qui: Cuore, cinque consigli per mantenerlo in salute)

A una forma particolare di prevenzione, quella in ambito ospedaliero, è dedicata questa Giornata Mondiale contro la Trombosi organizzata dall’ISTH-International Society for Thrombosis and Haemostasis. La Trombosi venosa e l’Embolia polmonare sono infatti la prima causa di morte in ospedale, come ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della Sanità. ALT e l’ospedale Humanitas si alleano oggi con oltre 300 fra ospedali, agenzie governative, associazioni di pazienti in 65 Paesi per chiedere ai Sistemi Sanitari un’azione concreta allo scopo di ridurre nei pazienti ricoverati in ospedale l’incidenza di Trombosi e di Embolia polmonare.

Evitare le complicanze da Trombosi nei pazienti ricoverati in ospedale

«Molte vite potrebbero essere salvate se ogni ospedale rilevasse il profilo di rischio per TEV (tromboembolismo venoso) in ogni paziente al momento in cui accede all’ospedale e applicasse i metodi di prevenzione noti e disponibili», aggiunge la dottoressa. Ogni paziente «ha un suo individuale profilo di rischio che dipende in parte dalla genetica e molto da fattori concomitanti, come l’obesità, l’uso di terapie ormonali, il fumo di sigaretta e molti altri. Chi lavora in ospedale – conclude – deve essere a conoscenza di questo e provvedere a proteggere i pazienti ricoverati da una complicanza che non farebbe che aggravare la situazione iniziale per la quale il paziente è stato ricoverato».

(Per approfondire leggi qui: Cuore e cervello, malattie cardio e cerebrovascolari prima causa di morte in Europa)

Per queste ragioni ALT e Humanitas stanno realizzando il progetto “Thrombosis Team, una squadra contro la Trombosi”: un gruppo di infermieri specializzati e formati, capaci di riconoscere i sintomi precoci della Trombosi e dell’embolia polmonare e di collaborare con il medico nel  sospettarla, diagnosticarla, curarla, coinvolgendo il paziente, un attore fondamentale in un’azione mirata a proteggere la sua salute. Obiettivo del progetto è la riduzione delle complicanze da Trombosi ed embolia polmonare nei pazienti ricoverati in ospedale.

 

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