Pokémon Go, rischio isolamento e disattenzione rispetto alla realtà?

Playing Pokemon Go on the street

Dopo aver conquistato gli Stati Uniti Pokémon Go è arrivato in Italia. Ma quale impatto può avere Pokémon Go sulla salute mentale di chi si cimenta in questo gioco? Dagli adolescenti a chi adolescente lo è stato negli anni ’90, in tantissimi hanno scaricato l’app che permette catturare i Pokémon grazie alla realtà aumentata. Smartphone in mano, si perlustrano le strade e con la fotocamera si acciuffano queste strane creature protagoniste di vecchi videogame, cartoni animati e fumetti. In pochi giorni Pokémon Go è diventato uno dei giochi più popolari di sempre.

Su Twitter molti giocatori che si sono già cimentati con le sfere dei Pokémon hanno lodato l’app perché li ha motivati e spinti a uscire di casa: il loro umore era sollevato e hanno trovato qualcosa che li impegnasse. Ma una semplice applicazione può davvero aiutare gli individui affetti da ansia sociale, depressione o disturbi dell’umore a star meglio? E quali rischi può avere un gioco che comunque non dà la possibilità di interagire con gli altri? Si può diventare dipendenti perdendo di vista la realtà?

(Per approfondire leggi qui: Pokémon Go: un motivo per muoversi all’aperto, ma con gli occhi aperti!)

“Ponendo il singolo individuo nella condizione di immergersi in una realtà parallela e diversa da quella reale, i giochi come Pokémon Go implicano rischi di isolamento dalla vita di tutti i giorni e una maggiore disattenzione rispetto al vivere la quotidianità, aumentando quindi la possibilità di incidenti anche gravi”, è il commento di Luca Mazzucchelli, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Ma possono esserci anche delle opportunità da app come Pokémon Go?

Si tratta di una frontiera ancora da esplorare: “Interrogarsi su un buon utilizzo delle nuove tecnologie rappresenta una sfida per gli psicologi. In che modo meccanismi di gioco come Pokémon Go possono configurarsi quali strumenti di supporto nell’assistenza a persone che soffrono di fragilità psicologiche, o come canale esperienziale parallelo rispetto a terapie definite a monte? La capacità di queste applicazioni di persuadere e spingere la persona a compiere determinate azioni – ad esempio uscire di casa – riducendo, invece, la tendenza al ritiro sociale è un fenomeno che andrebbe studiato e approfondito”.

(Per approfondire leggi qui: Depressione, dagli smartphone un aiuto per la diagnosi?)

Bambini e genitori possono “incontrarsi” anche grazie a giochi del genere: “Questi strumenti nascondono opportunità spesso inutilizzate per interconnettere tra loro generazioni diverse e sempre più distanti, a patto che genitori e figli accettino di parlarne e scoprirle assieme all’interno di un dialogo e confronto sul loro funzionamento, coscienti degli aspetti positivi e dei rischi”.