Ahi… Che dolore alla spalla!

Un dolore sordo alla spalla, che inizia in modo subdolo per poi divenire costante e può accentuarsi quando si va a letto: ecco il primo sintomo della tendinopatia calcifica, una condizione molto frequente causata dal depositarsi di calcio sui tendini della cuffia dei rotatori.

I più colpiti sono coloro che praticano sport o attività lavorative che richiedono di elevare il braccio sopra la spalla (come pallavolisti, lanciatori, nuotatori, casalinghe, imbianchini e giardinieri). Ma nessuno è comunque escluso dal rischio di incorrere in questa malattia.

Un fastidio da non sottovalutare

Nonostante molte persone tendano a sottovalutare l’iniziale “fastidio” alla spalla, a volte questo tende ad aumentare nel tempo diventando insopportabile. Da qui la difficoltà ed impossibilità nei movimenti.
 
“Una tendinopatia calcifica può essere curata in diversi modi. All’approccio chirurgico classico (sotto guida artroscopica), si sono affiancate a mano a mano metodiche meno cruente, come la terapia con chelanti il calcio (EDTA) o le onde d’urto, che però garantiscono buoni risultati solo in casi selezionati (calcificazioni di piccole di dimensioni o molto frammentate)” – spiega il dottor Gennaro D’Anna, radiologo di Humanitas Mater Domini.
 
Per le calcificazioni “giovani” (formate da poco), singole ma grosse, negli ultimi tempi si è fatta strada una nuova metodica radiologica, la litoclasia, che permette lo scioglimento della calcificazione mediante un’iniezione di soluzione fisiologica sotto guida ecografica. Questa metodica interviene, con assoluta precisione e selettività, sulla lesione per facilitarne la destrutturazione, il cambiamento di stato e lo scioglimento.
“Le calcificazioni grosse e giovani hanno la particolarità di essere simili al guscio di un uovo. Attraverso un ago si inietta la soluzione fisiologica che permetterà di sciogliere la calcificazione, così come l’acqua fa con il gesso, mentre attraverso un secondo ago fuoriesce il calcio che si è, così, disciolto”, spiega il dottor D’Anna.

La Litoclasia risolve il dolore alla spalla?

Subito dopo la seduta di litoclasia, i pazienti riferiscono un netto miglioramento del dolore. Non è infrequente, comunque, che dopo due o tre giorni si possa verificare un nuovo riacutizzarsi dello stesso, che tende però a regredire spontaneamente in breve tempo.
Nella gran parte dei pazienti, la metodica risulta, infatti, risolutiva.
Vi possono essere comunque dei casi in cui la sintomatologia pregressa non si risolve o si attenua lievemente, specialmente quando tutto ciò è figlio di una situazione pregressa avanzata (depositi di calcio “vecchi”, multipli, organizzati). In questo caso, andranno utilizzate altre metodiche.
 
“Fondamentale, per un corretto inquadramento del paziente, è il colloquio con il radiologo che, sulla base di un esame ecografico e radiografico (entrambi necessari), consiglierà o meno la litoclasia” – conclude il dottor D’Anna.