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Riabilitazione

Alzheimer, la Stimolazione Magnetica Transcranica per il recupero della memoria

12/04/2018

La stimolazione magnetica transcranica potrebbe aiutare i pazienti affetti da malattia di Alzheimer a contrastare una delle conseguenze più caratteristiche e precoci della patologia: la perdita di memoria. A questa conclusione è giunto un gruppo di ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS guidati dal dottor Giacomo Koch. Nello studio, pubblicato sulla rivista scientifica NeuroImage, è emerso che i pazienti trattati con sedute di stimolazione cerebrale riacquistavano il 20 per cento della capacità di tenere a mente gli eventi. Ne parliamo con il professor Alberto Albanese, neurologo di Humanitas.

 

Come funziona la TMS

La stimolazione magnetica transcranica genera campi magnetici che attraversano la scatola cranica e si trasformano in impulsi elettrici, stimolando così la riattivazione delle connessioni tra sinapsi e neuroni che sono alla base dello scambio di messaggi tra le diverse aree del nostro cervello e quindi alla base di tutte le sue funzioni. Da qualche anno questa tecnica, passata dai laboratori all’uso clinico, si sta rivelando utile nel trattamento di diversi deficit neurologici. Approvata dalla Food and Drug Administration statunitense per il trattamento delle forme di depressione resistenti ai farmaci, la TMS è stata utilizzata dai ricercatori dell’IRCCS Santa Lucia su una particolare rete neurale, denominata default mode network.

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Cos’è il default mode network

L’area individuata dai ricercatori, detta default mode network, si trova in una posizione centrale e relativamente profonda del cervello altamente connessa con l’ippocampo, una regione implicata nei meccanismi della memoria e precocemente colpita nella malattia di Alzheimer. Questa zona interagisce con la nostra consapevolezza dell’ambiente e della situazione in cui ci troviamo in un determinato momento, ovvero la capacità di essere orientati, che nei malati di Alzheimer va progressivamente a deteriorarsi a causa della patologia.

 

Una tecnica efficace anche nella diagnosi

Accanto allo studio dell’uso di questa metodica per la neuroriabilitazione, il gruppo di ricerca si sta concentrando sull’utilizzo della TMS come biomarcatore dell’Alzheimer, ovvero come strumento per rilevare precocemente segnali della malattia. Alcuni studi internazionali stanno facendo emergere che la stimolazione magnetica transcranica, se applicata in modo continuativo, è in grado di favorire il recupero di deficit neuromotori e cognitivi provocati da altre patologie, come l’ictus cerebrale e la sclerosi multipla, e che può risultare efficace anche nel trattamento di disturbi di ansia, schizofrenia e Parkinson. Le due metodiche oggi più diffuse per la diagnosi di malattia di Alzheimer sono la risonanza magnetica e l’esame con PET. si tratta di metodiche costose, rispetto alle quali la TMS potrebbe offrire un’ alternativa.

 

Gli sviluppi della ricerca nel trattamento della depressione

L’équipe di ricerca dell’IRCCS Santa Lucia ha avviato un nuovo progetto di sperimentazione clinica in collaborazione con l’Università di Harvard per verificare l’eventuale efficacia della TMS nel trattamento della depressione, confrontandolo con l’assunzione di farmaci antidepressivi. Se questo metodo si dovesse rivelare efficace potrà forse cambiare l’approccio al trattamento di questa patologia psichiatrica così frequente.

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