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Riabilitazione

Scoliosi e ipercifosi: le alterazioni principali della colonna vertebrale

08/03/2021

La colonna vertebrale è una struttura complessa formata dalle vertebre, dai dischi intervertebrali e dai numerosi muscoli e legamenti organizzati attorno alla struttura portante. Ha il compito di garantire il sostegno in posizione eretta, consentire la flessibilità del tronco necessaria per il movimento e fornire protezione al midollo ed ai nervi spinali.

Osservata di fronte appare perfettamente rettilinea mentre di profilo presenta quattro curvature fisiologiche chiamate, dall’alto verso il basso, lordosi cervicale, cifosi toracica, lordosi lombare e cifosi sacrale 

Queste curvature sono normalmente presenti in tutti gli adulti e hanno un’ampia variabilità legata alla struttura scheletrica e all’età.Esistono però dei casi in cui le curve osservate di profilo risultano troppo accentuate, o altri in cui sono presenti delle curvature sul piano frontale, rischiando così di rappresentare delle problematiche per la salute della colonna vertebrale

Ne abbiamo parlato con il dottor Lorenzo Virelli, Assistente alla Riabilitazione ortopedica di Humanitas.

Quali sono le alterazioni più comuni della colonna vertebrale?

Parlando di alterazioni della colonna vertebrale, bisogna distinguere tra paramorfismi e dismorfismi. I primi sono disturbi che derivano da posture scorrette, che possono essere trattati con ginnastica posturale e fisioterapia. I dismorfismi invece sono alterazioni definitive, legate a una vera e propria modificazione anatomica. Il trattamento della postura in questo caso serve a far sì che la patologia non peggiori.

Due alterazioni particolarmente comuni sono la scoliosi e l’ipercifosi.

La scoliosi è un dismorfismo della colonna vertebrale che si presenta alle indagini radiografiche in maniera più evidente come una curva laterale ma che in realtà coinvolge tutte e tre le dimensioni. Compare solitamente alle soglie della pubertà, peggiora progressivamente durante la rapida crescita scheletrica che si verifica in questo periodo per poi rallentare, spesso fermandosi del tutto, alla fine della fase puberale. 

L’ipercifosi invece è un’accentuazione della cifosi dorsale che si instaura più spesso durante la pubertà. Chiamata anche dorso curvo giovanile, si presenta spesso come un paramorfismo, correggibile con l’intervento del fisioterapista, tuttavia, se non viene trattato può accentuarsi e irrigidire la cifosi, fino a diventare a tutti gli effetti un dismorfismo permanente.

Un particolare tipo di ipercifosi giovanile, che si presenta soprattutto nei maschi adolescenti, è la Malattia di Scheuerman, determinata dalla sofferenza di una o più vertebre nel tratto della cifosi dorsale che ne provoca l’accentuazione.

Il ruolo dello sport nella prevenzione e nella cura

Praticare quotidianamente attività sportiva in generale, rafforzando la muscolatura, può rappresentare un aiuto per la salute della schiena.

Non tutti gli sport però sono adatti: per esempio si ritiene che il nuoto faccia bene a chi presenta dolori alla schiena, ma bisogna considerare che è uno sport nel quale l’uso dei muscoli antigravitari (ovvero quelli che contrastano l’azione compressiva della forza di gravità) è sottodimensionato. È meglio quindi privilegiare sport con piedi a terra, che ci permettano di utilizzare la colonna nel suo ambiente naturale.

Per quanto riguarda la corsa, che invece è solitamente sconsigliata, ricerche recenti sostengono che la colonna vertebrale può trarre un maggior beneficio da una corsa regolare (praticata con adeguata preparazione) piuttosto che dalla vita sedentaria.

In ogni caso è bene ricordare che lo sport non può prevenire le alterazioni della colonna vertebrale, che possono essere ereditarie o derivare da abitudini posturali scorrette. Un consulto con lo specialista permetterà di scegliere lo sport più adatto allo sviluppo corretto dei muscoli di sostegno della colonna vertebrale, oppure quello giusto per alleviare le problematiche che la riguardano. 

Le alterazioni della colonna vertebrale nel bambino e nell’adulto

In età pediatrica, è molto importante far controllare i bambini con una certa periodicità (una volta all’anno) soprattutto nella fase dell’accrescimento: sarà il pediatra di riferimento, infatti, a individuare i primi segni di eventuali problematiche.
Anche il genitore, però, può avere un ruolo attivo, notando alcune particolari che possono indicare la presenza di un inizio di scoliosi o di cifosi. 

In particolare, per quanto riguarda la scoliosi, si può fare attenzione se il bambino presenta:

  • un fianco più “pieno” dell’altro;
  • una spalla un po’ più alta dell’altra.

Inoltre, tra gli 8/9 anni e i 14/15 anni, nel bambino avviene la crescita puberale: in questo periodo il corpo cambia e, di conseguenza, potrebbero presentarsi più facilmente segni di alterazioni.

La scoliosi è particolarmente comune nelle femmine.

Per quanto riguarda l’ipercifosi, invece, bisogna notare se il bambino:

  • tende a essere curvo e a chiudere le spalle chiuse;
  • visto di profilo sembra avere un tronco disarmonico, con la parte superiore incurvata e non compensata dalla parte inferiore.

L’ipercifosi è particolarmente comune nei maschi tra i 12 e i 16 anni. 

Come trattare le deformità della colonna vertebrale?

Il trattamento delle deformità del rachide si differenzia, oltre che in relazione alla tipologia della deformità, anche in relazione all’età del paziente e quindi agli obiettivi che ci si pone.

Nel paziente in età pediatrica, sia che abbia una ipercifosi sia che abbia una scoliosi, lo scopo è evitare la progressione della curva e contenerla fino al termine dell’accrescimento; per ottenere questo risultato si imposta un percorso che preveda un lavoro specifico di rieducazione motoria, effettuato sotto la supervisione di un fisioterapista, ed eventualmente l’impiego di un corsetto, prescritto da un medico esperto e realizzato da un tecnico ortopedico specializzato.

Nel paziente anziano, in cui spesso le deformità sono complesse e presentano una notevole rilevanza sia sul piano sagittale che su quello frontale, intervengono necessità diverse: l’obiettivo è ridurre il dolore, sostenere il paziente evitando l’affaticamento legato alla difficoltà nel mantenere la posizione eretta e garantire quindi la maggiore autonomia possibile nelle attività quotidiane. In questi pazienti certamente è utile impostare un lavoro riabilitativo ed è importante valutare accuratamente l’impiego di busti, che spesso vanno realizzati su misura, per fornire un valido sostegno meccanico e alleviare il dolore da sovraccarico. Infine è opportuno impostare un buon trattamento analgesico, soprattutto nelle prime fasi del trattamento, sia per migliorare la qualità della vita del paziente, sia per consentire di effettuare un buon trattamento chinesiterapico.

Sia nei pazienti più giovani che negli anziani, solo i quadri più gravi o quelli in cui il trattamento riabilitativo si sia rivelato inefficace possono essere presi in considerazione per la chirurgia.

 

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