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Artrite reumatoide, la nuova cura con i farmaci biologici

24/04/2007

Continuiamo a occuparci di artrite reumatoide, per capire come si arriva a una diagnosi e quali sono le terapie da mettere in atto: farmaci, chirurgia e fisioterapia. Grandi speranze arrivano dai farmaci biologici, ottenuti attraverso tecniche di ingegneria genetica. Ce ne parla la prof.ssa Bianca Marasini, responsabile dell’Unità Operativa di Reumatologia di Humanitas.

La diagnosi

“La diagnosi dell’artrite reumatoide è essenzialmente clinica – spiega la prof.ssa Marasini – in quanto non esiste alcun esame di laboratorio in grado da solo di diagnosticare questa malattia. È il reumatologo il medico più indicato per formulare una diagnosi corretta, in base alle caratteristiche dei sintomi che riscontra nel paziente (il fatto che siano colpite le piccole articolazioni delle mani e non la colonna vertebrale, la simmetria, il dolore presente soprattutto la mattina e con un miglioramento durante la giornat). Una diagnosi precoce è fondamentale per limitare i danni alle articolazioni.
Gli esami del sangue possono essere di aiuto nel confermare la presenza di un’infiammazione in atto ed evidenziano quella di alcuni anticorpi. Fino a pochi anni fa ci si basava anche sulla ricerca del fattore reumatoide (Reuma Test), che però può essere presente anche nel sangue di persone sane o che soffrono di patologie diverse dall’artrite reumatoide. Da qualche anno si effettua la ricerca di anticorpi più specifici, (anti-peptidi- citrullinati).
Le radiografie, poi, evidenziano i danni alle articolazioni, che possono essere di differente entità, proprio perché l’artrite reumatoide ha una gravità differente da paziente a paziente; le più temibili sono le cosiddette erosioni ossee. Poiché queste alterazioni si vedono alle Rx convenzionali solo in fase di malattia avanzata, in genere oggi si preferisce ricorrere alla risonanza magnetica, in grado di rilevare i danni alle articolazioni molto più precocemente, permettendo, se il caso, di intraprendere tempestivamente la terapia più appropriata”.

Le cure contro l’artrite reumatoide

“Negli ultimi anni la cura di questa malattia ha fatto enormi passi avanti e la terapia è estremamente personalizzata. Vengono utilizzati soprattutto i cosiddetti farmaci di fondo, in grado di ostacolare la progressione della malattia, agendo come immunosoppressori.
Ci sono a disposizione gli antinfiammatori, in grado di alleviare il dolore e attenuare il gonfiore e la rigidità delle articolazioni. C’è poi il cortisone, un antinfiammatorio più potente che ha però degli effetti collaterali importanti, tra cui l’osteoporosi. Questo farmaco va quindi utilizzato solo per periodi molto brevi e in caso di effettiva necessità.
Un grande aiuto è arrivato dai farmaci biologici, il cui nome non deve trarre in inganno. Non si tratta infatti di prodotti naturali, ma si chiamano biologici perché intervengono nei meccanismi di infiammazione delle articolazioni. Sono farmaci molto efficaci e si è visto che quasi tutti i pazienti rispondono bene alla terapia. Possono però essere somministrati solo in casi selezionati e sotto stretto controllo medico, in quanto possono avere effetti collaterali importanti, tra cui la tubercolosi.
È possibile anche ricorrere a delle infiltrazioni locali di cortisone, soprattutto quando è solo un’articolazione a creare dei problemi e si desidera evitare di somministrare al paziente farmaci con effetti collaterali importanti. In caso di artrite reumatoide in fase avanzata è possibile ricorrere alla chirurgia, con lo scopo di ridurre il dolore, migliorare la funzionalità delle articolazioni, prevenire la distruzione delle articolazioni e correggere le deformazioni”.

La fisioterapia e l’artrite

“Il fisioterapista deve intervenire all’esordio della malattia, quando l’infiammazione delle articolazioni ha iniziato a condizionare e ridurre l’attività del paziente. Lo scopo del trattamento di fisioterapia è quello di controllare il dolore, recuperare la funzione delle stesse e il tono muscolare. Il terapista insegna al paziente esercizi specifici che gli consentono di conservare o migliorare la mobilità delle articolazioni e l’ampiezza dei loro movimenti”.

A cura di Elena Villa

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