Prevenzione

Cosa fare per ridurre il rischio di un secondo ictus?

18/07/2017

Gli eventi cardio-cerebrovascolari sono tra le principali cause di disabilità a livello mondiale. Secondo la Stroke American Foundation circa un paziente su quattro colpito da ictus rischia nel corso della sua vita di essere colpito da un secondo evento: «Senza controllo dei fattori di rischio, nei cinque anni successivi al primo ictus si hanno più probabilità della popolazione generale di andare incontro a un nuovo evento», ricorda la dottoressa Simona Marcheselli, Responsabile dell’Unità operativa di Neurologia d’urgenza e Stroke Unit di Humanitas.

«Una recidiva è più probabile in caso di ictus ischemico piuttosto che di ictus emorragico, così come di attacco ischemico transitorio, sempre nei primi giorni dopo il primo evento. Bisognerà fare attenzione a non scambiare l’attacco ischemico transitorio per una crisi epilettica dovuta alle conseguenze del primo ictus che lascia una “cicatrice” nel cervello; questa cicatrice può dare origine a crisi epilettiche di solito parziali», avverte la specialista.

(Per approfondire leggi qui: Attacco ischemico transitorio, come si riconosce?)

Attenzione a fibrillazione e pressione alta

La prevenzione del secondo ictus è dunque possibile: fino all’80% dei casi questo evento può essere evitato, ricorda la Stroke American Foundation. «Dopo un primo ictus è fondamentale verificare che la terapia sia adeguata e che non siano comparsi nuovi fattori di rischio come, ad esempio, la fibrillazione atriale», ricorda la dottoressa Marcheselli. «Sarà utile inoltre prevenire o gestire altri fattori di rischio cardiovascolare come l’ipertensione, la dislipidemia e il diabete mellito».

La prevenzione del secondo ictus passa anche attraverso il controllo degli stessi fattori di rischio dell’ictus che si raccomanda alla popolazione generale: «Il paziente dovrà seguire uno stile di vita salutare caratterizzato certamente dall’astensione del fumo di sigaretta, da un’alimentazione adeguata, dalla gestione del peso corporeo e, infine, a seconda del grado di disabilità presentato dopo l’ictus, da una certa quota di attività fisica aerobica regolare», conclude la dottoressa Marcheselli.

(Per approfondire leggi qui: Ictus, ecco il menù per la prevenzione: agrumi, verdura e olio d’oliva)

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