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Benessere

Meduse, tracine e ricci di mare: come prendersi cura delle ferite

04/07/2015

Cosa fare se si è stati toccati da una medusa, punti da un riccio di mare o da una tracina? Le ferite sono diverse e pertanto richiedono un trattamento diverso: non sempre si può agire da soli. La parte urticante delle meduse sono i tentacoli che in acqua minacciano tutto il corpo: le vescicole si aprono e la sostanza urticante si riversa sulla pelle che si irrita. «A causare il bruciore sono due neurotossine che restano legate alla superficie della pelle per un periodo piuttosto lungo», spiega il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia dell’Ospedale di Ricerca Humanitas.

Cosa fare se si è stati toccati da una medusa?

«Il sollievo immediato arriva se si si massaggia prontamente un gel astringente a base di cloruro di alluminio sulla zona colpita. Ormai è una soluzione davvero a portata di mano: si trova negli stabilimenti balneari o si può portare comodamente con sé».

Ben più pericolosa la tracina e ben più difficile trattare le sue ferite

«Le tracine si nascondono sotto la sabbia, hanno degli aculei appuntiti che, una volta calpestata, iniettano un veleno molto potente. Le tossine provocano un dolore immediato e violento: attenzione soprattutto ai bambini, meno resistenti a un dolore di tale portata», dice lo specialista. «Dal piede il dolore può salire su per tutta la gamba, ma anche le mani possono essere colpite. La pelle si gonfia e si irrita».

In molti pensano che il calore della sabbia o dell’acqua sono in grado di lenire il dolore. «È una pratica sbagliata che deriva da una giusta osservazione scientifica: la tossina iniettata è termolabile, ovvero ad alte temperature, 60-70°, si dissocia e diventa inattiva. Per questo molti pensano che scaldando il piede il dolore passi, invece non si fa altro che aggravare la situazione: le tossine vanno ancora più in profondità e il calore aumenta la sensazione di dolore».

Come prendersi cura di una ferita da tracina?

«Il fai da te non serve, se si abbassa la pressione e c’è difficoltà alla respirazione, meglio andare subito in pronto soccorso. Nel frattempo tenere immobile la persona colpita e magari darle un antidolorifico», risponde il professor Monti.

Infine le ferite da ricci di mare. «I ricci “sparano” gli aculei nella pelle di mani e piedi. Questi sono formati da sostanze non solubili che restano tra l’epidermide e lo strato corneo. Gli aculei, una volta penetrati nella pelle, non si possono spremere fuori perché posseggono dei micro-uncini: anche qui è meglio rivolgersi al medico. Senza la strumentazione giusta – conclude il professore – si rischia di spingere questi aculei in profondità causando infezioni o ascessi».

 

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