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Sole cocente e rischi per la pelle

14/05/2002

Settimana scorsa si è parlato dell’importanza dei filtri solari. Ma cosa succede se non si utilizzano le creme protettive? La parola il prof. Marcello Monti, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia di Humanitas e docente di Dermatologia all’Università degli Studi di Milano. Nel prossimo articolo affronterà i disturbi più seri come i tumori della pelle.

Il fenomeno dell’eritema solare e della fotoustione
L’eritema solare o la fotoustione sono disturbi da attribuire quasi esclusivamente all’azione dei raggi UVB . Questi raggi possiedono una notevole energia e penetrano tutto lo strato epidermico. Nelle persone di pelle chiara già dopo pochi minuti di esposizione alla luce solare intensa si verifica il fenomeno dell’eritema accompagnato da prurito o sensazione puntoria. Ciò si verifica poiché i raggi UVB penetrati nell’epidermide hanno danneggiato le strutture dei cheratinoci. Questi liberano sostanze chimiche , citochine, in grado di provocare immediatamente una vasodilatazione, quindi fenomeno dell’eritema, ed eccitare le terminazioni nervose, fenomeno del prurito, nonché di richiamare cellule infiammatorie, principlamente neutrofili. Se l’esposizione è prolungata si verifica la morte del cheratinocita per distruzione della membrana cellulare con conseguente liberazione di massicce quantità di fattori chemiotattici e vasoattivi. Ciò determina essudazione e formazione di distacchi bollosi.
L’eritema fotoindotto deve essere considerato quindi come un fenomeno di tossicità acuta a carico principalmente dei cheratinociti.

Le reazioni di fotosensibilità
Alcune sostanze chimiche o farmacologiche possono causare reazioni cutanee avverse quando esposte alle radiazioni UV. Le principali reazioni da luce sono la fotoallergia e la fototossicità.

Agenti che inducono fotosensibilità
 amiodarone
 grisofulvina
 FANS
 Contraccetivi orali
 Fenotiazina
 Psoraleni  Sulfonilurea
 acido aminobenzoico
 tetracicline
 diuretici tiazinici
 difeniliramina
 prometazina

La Fotoallergia
La fotoallergia è una risposta immunologica che avviene quando una sostanza fotosensibilizzante , detta fotoallergene o fotoaptene, assorbe l’energia radiante e induce una risposta immune con produzione di anticorpi o formazione di T linfociti sensibilizzati. A successive esposizioni alla luce compare la risposta allergica. La più comune risposta allergica è di tipo eczematosa con eritema, prurito ed essudazione ma vi sono altre forme cliniche come semplice vasodilatazione ed edema.

La Fototossicità
La fototossicità è una reazione non immunologica provocata da una sostanza chimica che interagisce con l’energia della luce di appropriata lunghezza d’onda.
La più comune reazione di fototossicità è l’accentuazione esagerata di eritema accompagnata da prurito non correlata al tempo di esposizione. Alcune reazioni sono immediate altre possono essere ritardate di ore o di giorni.
Mentre le reazioni fotoallergiche possono interessare tutta la cute, ad esempio l’orticaria solare, le reazioni fototossiche sono confinate nella sede di fotoesposizione.
In alcuni casi queste reazioni persistono per mesi o anni anche dopo la cessazione dell’esposizione alla sostanza chimica o alle radiazioni solari.

Le fotodermatosi
Le fotodermatosi in molti casi non hanno una precisa etiologia; in generale queste reazioni sono stimolate o aggravate dall’esposizione alla luce di specifica lunghezza d’onda. I raggi UVA sono quelli più implicati.

Patologie cutanee che peggiorano con l’esposizione ai raggi UVA
 orticaria solare
 eruzione polimorfa alla luce
 porfirie
 xeroderma pigmentoso
 lupus eritematosus
 fenilchetonuria
 dermatomiosite
 malattia di Darier
 sindrome di Bloom
 albinismo oculocutaneo
 sindrome di Rothmund-Thomson
 sindrome di Cockayne

L’eruzione polimorfa alla luce, nei climi temperati, interessa fino al 10% della popolazione , di solito comincia in giovane età e può proseguire per tutta la vita o si esaurisce spontaneamente. Le donne sono più colpite. Dopo esposizione alla luce le manifestazioni comprendono : eruzioni eczematose, vescicole, placche, papule; ai disturbi cutanei , spesso molto pruriginosi, si può accompagnare mal di testa, nausea, brividi e febbre.

Il fotoinvecchiamento
Il fotoinvecchiamento è un complesso di modificazioni biochimiche e istologiche della cute causate dalla continua esposizione alla luce e che determinano un particolare tipo di invecchiamento precoce. La cute fotoinvecchiata si rende evidente nella maturità o anzianità, ma i danni dei raggi UV sono già presenti nell’età giovanile dato che il 70-80% dei raggi UV vengono assunti entro 21 anni. Il fotoinvecchiamento si manifesta come secchezza, desquamazione, indurimento, ingiallimento e approfondimento della tramatura , comparsa di rughe.
La cute fotoinvecchiata appare cronicamente infiammata e irregolare per la presenza di molte lesioni benigne, premaligne o maligne indotte dalla fotoesposizione.
Il fotoinvecchiamento non è però da confondere con il naturale processo di invecchiamento cutaneo, infatti la cute non fotoesposta dell’anziano appare, al contrario di quella fotoinvecchiata, sottile, liscia , morbida.
Il fotoinvecchiamento è proporzionale al tempo di esposizione e soprattutto al fototipo. Per fototipo s’intende una scala di 6 valori che identifica la sensibilità cutanea individuale all’esposizione solare.

Fototipi cutanei
FOTOTIPO Esempio etnico RISPOSTA CLINICA RISPOSTA PIGMENTARIA
I Celtica, Irlandese Sempre ustionati Mai abbronzati
II Caucasica chiara Ustione facile Minima pigmentazione
III Caucasica scura Ustione saltuaria Pigmentazione graduale
IV Ispanici, Asiatici Ustione rara Pigmentazione completa
V Indiani Ustione eccezionale Pigmentazione intensa
VI Africani, Afro-americani Mai ustionati Pigmentazione permanente

Il fotodanneggiamento da esposizione ai raggi UV artificiali
Negli ultimi anni si è diffusa anche nella popolazione italiana, soprattuto nella fascia di età giovanile, l’abitudine all’abbronzatura artificiale per lo più a scopo estetico. Il rischio di aumentare i casi di fotodermatosi , fotoinvecchiamento e tumori cutanei è ben evidente. Tuttavia non vengono date informazioni sufficienti su questi rischi ai frequentatori dei centri per l’abbronzatura artificiale. Inoltre per la gestione delle lampade emittenti raggi UV non occorre conseguire una specifica patente né è previsto un controllo programmato sull’emisione UV delle lampade stesse. Queste sono inoltre di libero acquisto. E’ evidente che in mancanza di una regolamentazione ad hoc e di una educazione sanitaria alla fotoesposizione artificiale, assisteremo all’aumento dei tumori cutanei fotoindotti probabilmente già nella fascia giovanile. L’abbronzatura artificiale dovrebbe essere vietata al di sotto dei 18 anni e al di sopra dei 60, alle donne in gravidanza, alle donne che assumono anticoncezionali, ai soggetti che hanno o hanno avuto malattie autoimmuni, ai soggetti in trattamento farmacologico con farmaci fotoattivi.

A cura di Lucia Giaculli

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