Malattia di Crohn e osteoporosi, come proteggere la salute delle ossa?

Le malattie infiammatorie croniche intestinali rappresentano un fattore di rischio per l’insorgenza dell’osteoporosi. In che modo i pazienti con malattia di Crohn o colite ulcerosa possono mantenere il benessere delle ossa? Ne parliamo con il professor Silvio Danese, gastroenterologo e responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas e docente di Humanitas University, e il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia Clinica di Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano.

Secondo la Crohn’s and Colitis Foundation americana dal 30% al 60% dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali presentano dei livelli ridotti di densità minerale ossea. In particolare sono più colpiti i pazienti con malattia di Crohn. Le forme più gravi di osteopenia possono poi evolvere in osteoporosi e aumentare il rischio di frattura, in particolare con l’avanzare dell’età e fra le donne. «Occorre sottolineare come queste condizioni siano asintomatiche e pertanto debbano essere sospettate per poter essere prevenute o trattate», sottolinea il professor Selmi.

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«La malattia di Crohn è associata alla perdita ossea per diversi motivi», ricorda il professor Danese. «In particolare la densità minerale ossea si riduce nei pazienti che assumono farmaci antinfiammatori corticosteroidi che interferiscono con l’assorbimento del calcio. Questo tipo di farmaci aumenta anche l’eliminazione del calcio con le urine e riduce il livello di estrogeni, gli ormoni che contribuiscono alla formazione del tessuto osseo e che dunque proteggono le ossa».

Questa patologia infiammatoria intestinale può colpire inoltre un tratto più o meno esteso del piccolo intestino: «In questo modo la malattia di Crohn determina il malassorbimento del calcio e anche della vitamina D, importante per la salute delle ossa. Infine lo stesso stato infiammatorio può pregiudicare il metabolismo osseo», aggiunge lo specialista.

Calcio e vitamina D

Anche gli aspetti dietetici sono rilevanti nella relazione tra malattie infiammatorie intestinali e osteopenia. Se la dieta che il paziente sta seguendo prevede l’eliminazione dei prodotti derivati del latte, tra le principali fonti di calcio, bisogna assicurarsi di assumere questo minerale da fonti alimentari consentite. Lo contengono alimenti come cavolo nero, cavolo, broccoli, salmone, gamberetti e i prodotti fortificati, arricchiti con calcio. Se l’apporto di calcio è insufficiente si può pensare all’integrazione con i supplementi. «Mantenere inoltre livelli di vitamina D adeguati ha un effetto positivo sull’osso ed in molti casi è necessario assumerne con cadenza settimanale o mensile», aggiunge il professor Selmi.

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In che modo si può proteggere la salute delle ossa? «Assicurandosi un adeguato introito di calcio, con la dieta o con la supplementazione, e di vitamina D – soprattutto mediante l’esposizione al sole, dice il professor Selmi; praticando regolarmente esercizio fisico, non fumando. Lo specialista potrebbe anche valutare l’opportunità di sottoporre il paziente a un test per misurare la densità ossea», risponde il professor Danese. «Infine, se si prevede di utilizzare terapia cortisonica prolungata, è indicato utilizzare farmaci come i bisfosfonati per prevenire la perdita di massa ossea», conclude il professor Selmi.