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Con il touch screen il cervello è più attivo?

04/03/2015

L’uso del touch screen favorisce lo sviluppo del cervello, in particolare di un’area del cervello, la corteccia somatosensoriale, che processa le informazioni provenienti dai sensi.

A sostenerlo è uno studio da poco pubblicato sulla rivista Current Biology che ha messo in evidenza che nei soggetti che usano uno smartphone con schermo touch screen, rispetto ai soggetti che utilizzano il telefono con la normale tastiera, l’attività dell’area del cervello associata alle informazioni provenienti dalla punta delle dita è più attiva.

«Il nostro cervello non è una struttura statica, ma fortemente plastica e si modifica in relazione all’ambiente in cui si sviluppa e agli stimoli che riceve – spiega il prof. Giuseppe Scotti, neuroradiologo di Humanitas –. Il touch screen è un dispositivo del tutto particolare, sconosciuto fino a pochi anni fa, in grado di mettere in connessione informazioni visive che rispondono al tocco delle dita della mano: è per questo che nei soggetti che hanno fatto uso di smartphone nella ricerca l’area cerebrale associata alle informazioni provenienti dalla punta delle dita risulta più attiva rispetto ai soggetti che utilizzano un telefono con una tastiera “vecchio tipo”».

 

La plasticità del cervello è massima da piccoli

«Parlando di plasticità cerebrale – continua lo studioso – alzi la mano chi non ha avuto modo di vedere un bambino che ancora non compie i due anni, maneggiare uno smartphone con una naturalezza tale che è come se fosse uno strumento conosciuto da sempre e che riesce a sfogliare foto e video con meno difficoltà dei suoi stessi genitori». La tecnologia touch screen è sempre più presente nel nostro mondo grazie soprattutto alla massiccia diffusione di tablet e smartphone. Le giovani generazioni che sono nate e che stanno nascendo in questa era, iniziano sin dalla più tenera età a “dialogare” con questi particolari dispositivi elettronici dallo schermo sensibile al tatto.

E poiché la plasticità tipica del cervello umano è massima quando si è piccoli, «si può essere certi che il cervello dei bambini di oggi che hanno la possibilità di utilizzare nella loro quotidianità questi strumenti touch screen – conclude il prof. Scotti – si svilupperà necessariamente in modo diverso da quello delle precedenti generazioni perché risponderà a stimoli che, fino a prima della diffusione del touch screen, non esistevano».

 

Commento a cura del professor Giuseppe Scotti

Neuroradiologo di Humanitas

 

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