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Tumori

Ricerca sul cancro: Italia al secondo posto su Lancet Oncology. Il commento del Prof. Mantovani

20/05/2019

Ha di recente vinto l’ennesimo premio per la ricerca. Nella sua visita all’Università di Trento, per ritirare il prestigioso riconoscimento Pezcoller 2019, il prof. Alberto Mantovani, direttore scientifico Humanitas, ha affermato che la ricerca medica sul cancro in Italia è a livelli di eccellenza nel mondo. E se è vero che dove si fa ricerca su cura meglio, ciò è confermato dal dato secondo cui l’aspettativa di vita dei malati di tumore in Italia è la più alta d’Europa. “Sulla rivista Lancet Oncology è stata pubblicata una graduatoria del contributo, normalizzato, dei diversi Paesi alla ricerca sul cancro – ha fatto sapere il professore -: l’Italia è al secondo posto dopo il Regno Unito”.

 

Nonostante il budget, risultati “miracolosi”

“In un Paese che spende in ricerca la metà dei competitor – ha affermato il direttore scientifico di Humanitas -, i risultati che si ottengono hanno del miracoloso”. Uno straordinario miracolo italiano che secondo il prof. Mantovani, pioniere dell’immunoterapia come nuova frontiera antitumorale, è “dovuto alla competenze in campo ma anche alla grande dedizione degli operatori e alle strutture sanitarie“. Merito, insomma, anche del tanto vituperato Sistema Sanitario Nazionale, che ha limiti e problemi di sostentamento, ma che ancora tiene botta e in cui chi ha il cancro non deve pagare per curarsi.

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La nuova frontiera dell’immunoterapia

Fra le nuove frontiere delle cure anticancro spicca l’immunoterapia che, rispetto alle terapie tradizionali (come la radioterapia o la chemioterapia) offre il vantaggio di abbassare drasticamente gli effetti collaterali, nonostante anch’essa non sia priva di rischi. Ad oggi però, su 10 pazienti a cui è possibile applicare questa terapia, solo 2 o 3 possono trarne beneficio.

“L’immunoterapia è un continente nuovo – ha affermato il professore -. Da alpinista principiante userò questa metafora: è come se ci stessimo affacciando su una cima e potessimo vedere un panorama straordinario”. Nel suo attuale utilizzo l’immunoterapia funziona togliendo i freni inibitori al sistema immunitario, lasciandolo quindi libero sia di agire contro il tumore, sia di scatenare reazioni avverse all’organismo o di reazioni autoimmuni”. Un rischio che però, secondo il professore, vale la pena correre

“I progressi nell’immunologia e l’identificazione degli elementi che costituiscono la nostra grande orchestra immunologica ci consentono oggi di curare sempre meglio le malattie autoimmuni – ha poi aggiunto il professore -. Abbiamo nuove armi per controllare questo che è uno dei problemi associato alle terapie immunologiche”.

 

Un sistema pubblico e privato favorisce qualità e ricerca

“Tanti dati, ma soprattutto l’esperienza dei pazienti, hanno dimostrato che quando c’è un microambiente dove si fa ricerca, si cura meglio”, ha detto Mantovani che riguardo alla diatriba pubblico o privato si è espresso chiaramente: “Un sistema misto presenta molti più vantaggi di un sistema puramente pubblico e di uno esclusivamente privato – ha detto il professore -. In sintesi, direi che abbiamo bisogno di un privato al servizio del pubblico”.

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