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Sistema nervoso

Ictus, ecco perché il nostro cervello non riesce a ripararsi da solo

12/06/2019

Il nostro cervello non è in grado da solo di riparare il danno che si verifica a seguito di un ictus ma evidenze scientifiche mostrano che esistono processi di riparazione neuronale spontanei e che il trattamento riabilitativo è in grado di ridurre gli esiti invalidanti attivando aree che vicariano quelle danneggiate. Su questo argomento che vede divergere i risultati degli studi, i medici indagano per chiarire i meccanismi in atto dopo un danno cerebrale acuto e per sviluppare terapie in grado di limitare gli effetti altamente invalidanti di ictus o trauma cranico. Secondo i dati 2018 dell’Osservatorio Ictus Italia, l’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalità nei Paesi occidentali. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Simona Marcheselli, responsabile della sezione autonoma di neurologia d’urgenza e stroke unit di Humanitas.

 

Ictus, ogni anno 200mila nuovi casi

L’ictus ischemico, con 200 mila nuovi casi l’anno nel nostro Paese, è un evento dagli esiti spesso gravi, come testimonia il milione di italiani che sconta gli esiti invalidanti della malattia. È un’emergenza neurologica che va trattata il prima possibile, poiché il tempo che trascorre dall’ictus all’intervento terapeutico ha un ruolo decisivo sulla prognosi in termini di mortalità, oltre che di disabilità cognitiva e motoria. Accanto alle problematiche acute, l’emergere di conseguenze di medio e lungo periodo, come l’aumentato rischio di demenza, ha portato gli scienziati ad analizzare la capacità di “autoripararsi” del cervello. Sul problema, a oggi, non c’è unanimità nella comunità scientifica: per studi che confermano la produzione di nuovi neuroni da parte del cervello, altre ricerche affermano il contrario.

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Il cervello non sa ripararsi da sé

Chi lavora allo sviluppo di nuove terapie per riparare il tessuto cerebrale danneggiato deve considerare la diversità delle risposte rigenerative osservate. Se è vero che l’ictus causa fenomeni di morte neurale e tossicità che sono noti, dà anche il via a processi di rigenerazione cellulare in alcune aree cerebrali. In uno studio condotto nell’ospedale universitario di Jena si è osservato un processo di neurogenesi post ictus nell’ippocampo, un’area critica per la memoria. Le nuove cellule, tuttavia, non si sono sviluppate correttamente, ma hanno generato connessioni abbozzate che hanno peggiorato i sintomi motori e cognitivi causati dall’ictus e aumentato l’infiammazione dei tessuti. Questo significa che l’azione rigenerativa, se avviene in maniera disordinata, può addirittura amplificare il danno. E sarebbe proprio questa limitata capacità del cervello di autoripararsi, secondo alcuni studi, a innescare altri processi “anticamera” delle demenze. Si dà per acquisito, per esempio, che andare incontro a un ictus significhi vedere raddoppiata la probabilità di sviluppare demenza nel decennio successivo e che per un terzo dei pazienti presenti un deterioramento cognitivo grave 6 mesi dopo l’evento. I dati parlano chiaro: in Italia, a fronte di 200mila nuovi casi di ictus all’anno ci sono 50mila nuovi casi di demenza correlati.

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