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Che cos’è l’epilessia e quali sono le cause?

15/04/2021

L’epilessia è una condizione caratterizzata dalla predisposizione all’insorgenza di crisi epilettiche, o comiziali, che colpisce più persone di quanto non si pensi. Saper riconoscere una crisi epilettica e sapere come comportarsi nel caso capiti a qualcuno che ci sta accanto è molto importante.
Ne parliamo con il dottor Manuel Corato, neurologo di Humanitas.

Crisi epilettica: di che si tratta?

La crisi epilettica è un evento clinico provocato da una scarica elettrica anomala a livello della corteccia cerebrale, localizzata o diffusa, che può a volte essere totalmente asintomatica, o viceversa provocare disturbi anche significativi, a seconda dell’area della corteccia cerebrale coinvolta.

Le crisi epilettiche si dividono essenzialmente in crisi parziali o focali, e crisi generalizzate.

Le crisi parziali originano da un focolaio epilettogeno in una regione della corteccia cerebrale, cioè da un’area che possiede un’anomala eccitabilità, e la loro manifestazione clinica dipende dall’area interessata. Le crisi generalizzate, a differenza di quelle parziali, coinvolgono invece tutta la corteccia cerebrale e provocano normalmente una completa perdita di coscienza.

Chi è colpito maggiormente dall’epilessia?

L’epilessia ha due picchi di incidenza durante il corso della vita: il primo durante l’infanzia, fino al termine dell’adolescenza, il secondo nella popolazione anziana, dopo i 65 anni. Tali picchi riflettono le cause più comuni, che sono le forme generalizzate idiopatiche, a insorgenza di solito in età infantile, e le patologie cerebrovascolari e neurodegenerative, la cui insorgenza cresce all’aumentare dell’età.

Quali sono le cause dell’epilessia?

Le cause dell’epilessia sono diverse secondo che si tratti di una forma parziale o generalizzata.

Nell’epilessia parziale, la causa più comune è la presenza di lesioni strutturali, quali aree ischemiche, emorragiche, tumori, o anche cicatrici di pregressi traumi o interventi chirurgici, e in tal caso si parla di epilessia parziale secondaria o sintomatica. In altri casi, pur essendoci evidenza clinica o strumentale dell’origine delle crisi da una specifica area cerebrale, gli esami radiologici quali TC o RM non sono in grado di mostrare alcuna lesione strutturale, e si parla pertanto di epilessia focale criptogenica.

Nell’epilessia generalizzata esistono le forme idiopatiche, in cui si ritiene che il paziente, per una predisposizione individuale, o talora ereditaria, abbia una ridotta soglia epilettogena per cui la sua corteccia può andare incontro a una crisi epilettica anche in assenza di cause o stimoli esterni specifici. Esistono però alcune condizioni predisponenti, quali astinenza o abuso di psicofarmaci, etilismo acuto o cronico, disordini metabolici o elettrolitici, che hanno il ruolo di fattori scatenanti in pazienti già affetti da epilessia, ma che in certi casi possono costituire l’unica causa della malattia, e vanno pertanto corrette.

Quali sono i sintomi delle crisi epilettiche e come ci si deve comportare, laddove si manifestino?

Nelle crisi parziali, i sintomi dipendono dall’area cerebrale interessata. A seconda del coinvolgimento dell’area motoria, sensitiva o, ad esempio, del linguaggio, possono insorgere scatti o movimenti anomali, formicolio o disturbi sensitivi, oppure difficoltà a parlare. Sono però possibili anche fenomeni visivi, gustativi o disturbi più difficili da diagnosticare quali alterazioni del comportamento, sensazioni di estraneità o di dejavu.

Normalmente l’unico provvedimento da adottare di fronte a un soggetto che manifesta una crisi epilettica consiste nell’evitare, quando possibile, che i movimenti e le cadute provochino traumi, quindi adagiando il soggetto a terra in posizione di sicurezza o ponendo un cuscino sotto la testa. Porre in bocca oggetti di qualsiasi tipo può invece essere pericoloso, oltre che inutile, dato che le crisi si autorisolvono in pochi minuti nella stragrande maggioranza dei casi.

La somministrazione di farmaci al bisogno in occasione delle crisi è invece riservata al personale sanitario, o in alcuni casi, ai caregiver se opportunamente educati a farlo.

Epilessia: gli esami per la diagnosi

La diagnosi di epilessia è primariamente clinica: ciò significa che è basata sulla descrizione accurata degli episodi critici da parte del paziente o delle persone che hanno osservato gli eventi. 

Gli esami diagnostici principali sono l’elettroencefalogramma (EEG) e la risonanza magnetica (RM) dell’encefalo o se non possibile, la TC dell’encefalo.

L’EEG è una registrazione dell’attività elettrica cerebrale che permette di evidenziare alcune anomalie, dette epilettiformi, che pongono il sospetto di una condizione epilettica. 

La RM encefalo, invece, è fondamentale per ricercare o per escludere una patologia cerebrale strutturale, che va considerata nella decisione di impostare un trattamento antiepilettico. 

EEG e RM encefalo possono comunque essere negativi anche in casi certi di epilessia, per cui il primo step diagnostico è sempre rappresentato da un’accurata raccolta anamnestica e da una visita neurologica.

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