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Sistema nervoso

Parkinson e demenze, un nuovo studio sottolinea il ruolo della risposta infiammatoria

18/04/2019

È stato pubblicato sulla rivista scientifica Brain e, grazie ad un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze e del Dipartimento di Biochimica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, in collaborazione con l’Università dell’Insubria, ha messo in luce un nuovo ed interessante legame fra l’insorgenza della malattia di Parkinson e delle demenze da corpi di Lewy e l’attivazione della risposta infiammatoria. Secondo lo studio quest’ultima contribuirebbe in maniera determinante al danno cognitivo indotto da particolari aggregati di proteine (gli oligomeri), mentre sembra essere ininfluente la presenza o assenza della proteina prionica. Ne abbiamo parlato con il professor Alberto Albanese, neurologo di Humanitas.

 

L’indagine sul ruolo patogeno degli oligomeri

I dati ottenuti, sia in vitro che in vivo, al contrario di quelli precedentemente pubblicati da un gruppo di ricercatori portoghesi e tedeschi, escludono il coinvolgimento della proteina prionica nella tossicità indotta dagli oligomeri della proteina alfa-sinucleina che si accumulano nei cervelli di pazienti. “Tali evidenze – sostiene Gianluigi Forloni, capo del Dipartimento di Neuroscienze del Mario Negri e coordinatore dello studio – contribuiscono ad aumentare le nostre conoscenze sui meccanismi alla base delle alterazioni funzionali evidenziati poi a livello clinico. Queste informazioni sono utili per guidare gli approcci terapeutici che, nel contesto delle malattie neurodegenerative come il Parkinson o l’Alzheimer, sono particolarmente complessi e ancora attendono soluzioni efficaci e capaci di agire sulle cause prime delle patologie”. “L’utilizzo di un modello sperimentale semplice – aggiunge Gianluigi Forloni – come l’applicazione di oligomeri di alfa-sinucleina direttamente nei ventricoli cerebrali di animali da esperimento, messo a punto con la collaborazione del Prof. Loredano Pollegioni del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita dell’Università dell’Insubria, ci permette di studiare in maniera diretta il ruolo patogenetico di questi aggregati che si ritrovano nel cervello dei pazienti”.

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Il nuovo ruolo della neuroinfiammazione nel sorgere delle patologie

“L’esclusione della proteina prionica è importante – secondo Pietro La Vitola, dottorando al Mario Negri e primo autore di entrambi le pubblicazioni – perché dimostra come nell’originarsi di patologie neurodegenerative, quali l’Alzheimer e le demenze associate al Parkinson, siano coinvolti elementi comuni (oligomeri, neuroinfiammazione) ed elementi di discordanza. La proteina prionica, ad esempio, oltre ad essere coinvolta nelle cosiddette malattie da prioni, sembra avere un ruolo, seppur dibattuto, nella malattia di Alzheimer, ma non nella demenza associata a Parkinson. I nostri dati dimostrano, infatti, come in vitro non ci sia un’interazione diretta tra gli oligomeri di alfa-sinucleina e la proteina prionica e come gli oligomeri mantengano la loro tossicità in animali privi della stessa”.

 

La parola di Humanitas

“Lo studio delle malattie da prioni ha rivoluzionato le conoscenze sulle malattie neurodegenerative – ha commentato il professor Albanese -. La proteina prionica è in grado di replicarsi, anzi di indurre la propria replicazione, nell’ambito della cellula ospite. In questo modo diffonde e si estende per contiguità creando un danno neurologico progressivo. Le scoperte recenti sull’alfa sinucleina (che si accumula nella malattia di Parkinson) e sulla beta amiloide (che si acumula nella malattia di Alzheimer) hanno mostrato che gli oligomeri di queste due proteine incrementano di numero ed estendono i propri depositi in modo simile alla proteina prionica”.

“Questa ricerca ha affrontato la domanda relativa alla esistenza di un possibile legame tra questi oligomeri e la stessa proteina prionica – ha proseguito lo specialista -. I dati raccolti negano l’esistenza di un legame diretto, a differenza di quanto osservato da Ferreira e collaboratori. Non c’è oggi una spiegazione per le discrepanze riportate da questi due studi. In ogni caso, questo studio riporta l’osservazione che gli oligomeri hanno caratteristiche proprie che somigliano a quelle della proteina prionica. Si contribuisce quindi alla teoria che nelle malattie di Parkinson e di Alzheimer si realizzi un meccanismo simil-prionico, caratterizzato dal progressivo incremento di copie di oligomeri proteici che non possono essere smaltiti, quindi si accumulano e soffocano gradualmente i neuroni in prossimità”.

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