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Orecchio, naso e gola

Acufene, la psicoterapia risolve un caso su due

10/10/2018

Li “sentono” 3 milioni di italiani e per loro sono ora in arrivo buone notizie. Contro l’acufene in un caso su due la terapia cognitiva dimezza il fastidio. A sostenerlo con “dati dal mondo reale”, ovvero non provenienti da trial, ma raccolti attraverso cartelle cliniche, è una nuova analisi pubblicata sulla rivista scientifica Ear and Hearing. Ne abbiamo parlato con il dottor Giovanni Colombo, responsabile di otorinolaringoiatria dell’ospedale Humanitas.

 

Psicoterapia e acufene

Gli approcci basati sulla consapevolezza già da tempo sono considerati di beneficio per i pazienti con acufene cronico, un disturbo dalle cause spesso ignote e finora senza una cura definitiva. La maggior parte delle prove in materia finora proveniva da piccoli studi, ma il nuovo studio descrive invece l’impatto della terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT), utilizzando un approccio standardizzato sul più grande campione di pazienti con acufene cronico fino ad oggi utilizzato.

I ricercatori dell’Università inglese di Bath hanno selezionato 182 pazienti con acufene cronico e doloroso da una clinica specializzata. I volontari hanno completato un programma di terapia cognitiva basata sulla consapevolezza di otto settimane. Le misure relative al disagio psicologico correlato all’acufene sono state annotate prima dell’intervento, dopo l’intervento e dopo un follow-up di sei settimane. Dopo l’intervento, sono stati rilevati miglioramenti del disagio correlato all’acufene nel 50% dei casi. I cambiamenti sono stati definiti ‘significativi’ e associati in particolare ad aumenti nell’accettazione dell’acufene e nella consapevolezza.

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Cos’è l’acufene?

“Per acufene si intende la percezione continua di suoni o rumori in assenza di uno stimolo esterno – ha spiegato il dottor Colombo -. Si tratta di una condizione comune (ne soffre circa il 20% della popolazione) associata in circa il 97% dei casi ad un difetto dell’apparato uditivo. Questa condizione è generalmente ben tollerata ma può tuttavia creare in circa il 6-10% dei pazienti un disagio non trascurabile determinando disturbi del sonno, della concentrazione, emotivi e di socializzazione”.

“Purtroppo gli studi clinici non hanno dimostrato efficacia certa e riproducibile di trattamenti farmacologici né dell’uso di integratori o di erbe medicinali – ha proseguito lo specialista -. Quindi le cure sono volte a ridurre la percezione dell’acufene e lo stress ad esso correlato mediante interventi di psicoeducazione o di stimolazione acustica come mascheramento con suoni dolci e rilassanti con un adeguato ‘counseling’”.

 

L’approccio corretto alla terapia

“Il corretto approccio punta prima a chiarire la natura della patologia causa di acufene, mediante una visita otorinolaringoiatrica (ad esempio, un banale tappo di cerume può determinarlo) e se necessario con l’esecuzione di esami audiologici e radiologici in casi selezionati e successivamente, esclusa una causa organica, a tentare di curare il disagio che ne deriva – ha affermato Colombo -. Vari studi dimostrano come la terapia cognitivo-comportamentale e le tecniche meditative quali il “mindfulness” (oggi molto in voga), possano influenzare positivamente il modo in cui il paziente gestisce la propria condizione, aiutandolo ad accettarla nel corso del tempo ed alleviando lo stress legato ad essa, tanto da ridurre l’intensità del disturbo in circa il 50% dei casi”.

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