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Intestino e digestione

Dagli sbalzi d’umore alle malattie, tutta colpa del microbiota. L’intervento della prof.ssa Rescigno a Wired Health 2019

03/04/2019

Potrebbe sembrare una giustificazione ma la tecnologia digitale lo conferma: il nostro organismo è abitato da un “superorganismo” composto da miliardi di batteri, virus, funghi che si trovano in particolare nel nostro intestino, e che prendono il nome di microbiota, in grado di influenzare il nostro umore, oltre alla nostra salute.

«Se siamo più timidi o spavaldi, depressi o di buonumore – dice la professoressa Maria Rescigno, Group Leader Unità di Immunologia delle mucose e Microbiota – Humanitas Research Hospital intervenuta a Wired Health – dipende da come varia la composizione del nostro microbiota anche in relazione al cibo che mangiamo. In particolare, un recente studio canadese ha dimostrato l’influenza del cibo sul microbiota e sul carattere. I ricercatori hanno studiato il comportamento di modelli sperimentali dimostrando che essere più spavaldi o più timidi o depressi, per esempio, dipende non solo dalla genetica, come si potrebbe essere portati a credere, ma anche dal cibo che abbiamo mangiato. Cibi più grassi o più ricchi di proteine, per esempio, spostano l’equilibrio simbiotico di alcuni ceppi di microrganismi che convivono nel nostro organismo. Questo comporta un cambiamento dei metaboliti, ovvero sostanze fondamentali per il benessere, che vengono prodotte dal microbiota a seguito del cibo ingerito. Questo cambiamento nell’equilibrio armonico tra i vari ceppi di microrganismi si chiama disbiosi: venendo a mancare l’equilibrio si determina uno stato di alterazione che, nel tempo, può portare a malattia».

rescigno wired

Qual è il ruolo della tecnologia nel comprendere il ruolo del microbiota?

La tecnologia digitale ha permesso di fotografare e analizzare lo stato di eubiosi, cioè equilibrio e quindi benessere, o disbiosi e quindi mancanza di equilibrio e malattia, dei batteri del microbiota. «Grazie alla possibilità di “fotografare” il microbiota – prosegue l’esperta – abbiamo potuto studiare anche il suo ruolo nello sviluppo di alcune patologie come i tumori. In particolare, abbiamo potuto vedere come la composizione del microbiota si modifica sia nei pazienti affetti da carcinoma del colon, sia in quelli con adenoma, ovvero il polipo del colon che precede l’insorgenza del tumore non ancora sviluppato. Analizzando la composizione del microbiota, abbiamo potuto vedere che alcuni ceppi di microrganismi vengono persi, ovvero non sono più vivi e attivi. In laboratorio, quindi, abbiamo isolato e poi restituito i ceppi persi, vedendo che i ceppi batterici reintrodotti, producono metaboliti in grado di bloccare la crescita del tumore». Questi studi hanno permesso ai ricercatori di dimostrare che alcuni ceppi batterici del microbiota hanno anche una funzione di freno nello sviluppo dei tumori, e di riprodurre in laboratorio l’attività fermentativa che avviene nell’intestino, allo scopo di realizzare terapie mirate a supporto del microbiota per alcune specifiche patologie.

 

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