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Ginecologia

Dal ginecologo a tutte le età. Ecco perché

18/07/2019

Il principio è valido senza distinzioni: la prevenzione è un’alleata preziosa per la salute del nostro corpo, tanto che sottoporsi con regolarità a controlli si può considerare il primo passo per la cura di sé. Oggi ci occupiamo di quella ginecologica e ne parliamo con la dottoressa Serena Del Zoppo, ginecologa in Humanitas Medical Care ad Arese.

 

Dalla maggiore età una visita ogni anno

Il momento per iniziare i controlli sono i 18 anni, età che può essere anticipata in ragazze più giovani ma già sessualmente attive o che prevedono di avere rapporti, per permette loro di avere un confronto con lo specialista ed eventualmente parlare di rapporti sessuali e contraccezione, temi che in giovane età possono essere considerati imbarazzanti. «Da questo momento in poi, le visite di controllo dovrebbero essere fatte con cadenza annuale –spiega Del Zoppo. Fasi più delicate nella vita delle donne, che meritano quindi un controllo attento da parte di uno specialista, sono la perimenopausa, fase che precede la menopausa, e la fase successiva. Questi momenti nella vita di una donna, in genere tra i 45 e i 55 anni, sono importanti non solo per i cambiamenti fisici e psicologici cui si va incontro, ma perché sono più frequenti patologie organiche dell’apparato riproduttivo come polipi e alterazioni pretumorali dell’utero, che meritano quindi particolare attenzione e controllo». Indipendentemente da queste fasi è consigliabile rivolgersi al medico anche in caso forti dolori o irregolarità mestruali (possibili spie di endometriosi o di ovaio policistico).

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Il controllo, pap test e stile di vita sana

Oltre a raccogliere elementi conoscitivi su patologie diffuse nella famiglia d’origine, la visita di controllo per le ragazze prevede soltanto una ecografia trans-addominale, mentre per le donne già attive sessualmente è accompagnata da un’ecografia trans-vaginale. L’ecografia, in entrambi i casi, permette al medico di diagnosticare la presenza di eventuali cisti ovariche o polipi. L’ecografia è svolta con una piccola sonda che non provoca dolore ed è ben tollerata dalle pazienti. Il pap test consiste, invece, in un prelievo di cellule dal collo dell’utero e serve per identificare eventuali alterazioni cellulari che nella maggior parte dei casi non sono tumorali, ma sono displasie. Queste alterazioni, che sono dovute spesso alla presenza del papilloma virus, se sottovalutate, potrebbero persistere sul collo dell’utero e nel tempo trasformarsi in tumori. Questo test, permettendo una diagnosi molto precoce delle precancerosi cervicali, ha ridotto la mortalità per tumore del collo dell’utero dell’80%. «Voglio chiarire che il papilloma virus è ubiquitario –precisa Del Zoppo: circa l’80% delle donne entra in contatto almeno una volta nella vita con il papilloma, contrae l’infezione in modo acuto, ma il sistema immunitario riesce a debellare autonomamente il virus e acquisisce l’immunità. Solo in alcuni casi l’infezione persiste e porta alle displasie e una piccolissima percentuale di queste evolve in un tumore maligno». Da ricordare che negli ultimi anni la lotta contro il papilloma virus si avvale di un vaccino offerto gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale per le ragazze che hanno compiuto 11 anni e cui ci si può sottoporre, a pagamento, sino a 45. «Se l’abitudine ai controlli ginecologici e al pap test sono aspetti importanti della prevenzione, questo non toglie l’importanza di osservare anche uno stile di vita sano –conclude Del Zoppo-. La giusta educazione sessuale e la conoscenza del proprio corpo sono fondamentali per identificare facilmente eventuali “anomalie” del ciclo e chiedere una valutazione specialistica precoce».

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