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Dermatologia

Ecco le nuove forme di inquinamento che possono rovinare la pelle

30/04/2019

Non c’è solo quello atmosferico. Anche l’inquinamento elettromagnetico emesso dagli schermi di computer e cellulari può avere effetti negativi sulla nostra pelle ed alterare le fibre di collagene. Cov (Composti Organici Volatili), City Syndrome, luce blu sono tutti i nuovi termini usati dalle principali aziende cosmetiche per parlare di tutte le esposizioni dannose che alterano le funzioni dell’epidermide. Se all’esterno ogni anno vengono liberati nell’aria oltre 36 miliardi di tonnellate di CO2 e il 92 per cento della popolazione mondiale respira un’aria di pessima qualità, satura di gas, di metalli presenti nelle polveri sottili e di diversi tipi di particelle, all’interno, negli ambienti chiusi, dove trascorriamo il 90 per cento del nostro tempo, l’aria può essere sino a dieci volte più inquinata che all’esterno. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alessandra Narcisi, dermatologa dell’Istituto Clinico Humanitas.

 

I tecno-nemici della nostra pelle

Dal tostapane al televisore, dalle vernici delle pareti di casa, ai condizionatori e alle candele. L’aria inquinata ormai è solo la fonte primaria di inquinamento che risulta in grado di influire sull’integrità della barriera idrolipidica della pelle, andando a modificarla. Più recenti studi hanno infatti messo in luce che i nuovi stili di vita, dominati dagli strumenti digitali e con la maggior parte delle ore trascorse in ambienti chiusi, espongono l’organismo e il viso in particolare, a un numero sempre più elevato di aggressioni, come i Cov, i Composti Organici Volatili, e una forma in inquinamento di cui sarebbe responsabile la luce blu ed epigenetica.

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Le reazioni delle case farmaceutiche

In prima linea nella ricerca delle nuove forme di inquinamento dannose per la pelle e nelle loro soluzioni ci sono naturalmente le case cosmetiche. Sono loro a guidare la schiera di esperti che sostengono ormai che si dovrebbe parlare di “inquinamenti”, al plurale. Se all’esterno ogni anno vengono liberati nell’aria oltre 36 miliardi di tonnellate di CO2, secondo studi dell’organizzazione Global Carbon Project e il 92 per cento della popolazione mondiale respira un’aria di pessima qualità, satura di gas, di metalli presenti nelle polveri sottili e di diversi tipi di particelle, all’interno, negli ambienti chiusi, dove trascorriamo il 90 per cento del nostro tempo, l’aria può essere sino a dieci volte più inquinata che all’esterno. Senza contare gli effetti della famosa “luce blu”, fonte inquinante per la pelle e per gli occhi derivante dagli apparecchi elettronici e dai moderni device tecnologici, più pericolosa addirittura dei raggi UV perché non produce effetti immediati, né facilmente indagabili.

 

Cos’è il Digital Aging?

C’è un nuovo modo di chiamare le rughe e i malesseri causati dai device tecnologici: si chiama Digital Aging.

“Si tratta di uno dei fattori di invecchiamento precoce della pelle che colpisce donne e uomini a tutte le età e si manifesta con rughe su viso e collo per effetto delle onde elettromagnetiche emesse dagli schermi di pc, smartphone e tablet – spiega la dottoressa Narcisi -. Le onde elettromagnetiche emesse dagli schermi aumentano la temperatura dei tessuti favorendo il surriscaldamento di quelli ricchi di acqua come il derma e portando quindi al deterioramento delle fibre collagene con conseguente insorgenza di rughe e doppio mento“.

Ma l’inquinamento 2.0 ha un’altra grande protagonista: la plastica. I Composti Organici Volatili (Cov) sono particelle potenzialmente nocive emesse da molteplici oggetti di uso comune e in particolare quelli che “profumano di nuovo”: formaldeide, toluene, acetaldeide, acetone che “inquinano” gli ambienti interni, casa e ufficio in particolare. Dal momento che, secondo l’EPA, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, un individuo trascorre in media l’80 per cento del proprio tempo in casa e sul posto di lavoro, l’inquinamento domestico costituisce un vero e proprio pericolo quotidiano, evidenziato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che se mette in guardia dall’esposizione, non altrettanto fa ancora con le sostanze inquinanti che si nascondono tra le pareti domestiche e nei luoghi chiusi in generale.

Insomma, l’inquinamento da interni è un’insidia ancora tutta da esplorare e che le aziende cosmetiche stanno prendendo in considerazione da poco.

 

Trattamenti possibili

Le case cosmetiche fanno a gara nel produrre nuove linee anti-pollution. I nuovi composti usano ingredienti base di vitamine C ed E e peptidi, in generale sostanze che agiscano contro l’ossidazione o dalle funzioni anti-infiammatorie e lenitive. Efficaci anche gli antociani e i flavonoidi e in generale le sostanze anti-ossidanti in grado di combattere le tossine, come il resveratrolo e il licopene. Occorre però anche potenziare l’effetto barriera dell’epidermide perché, se quest’ultima non è integra, consente un più facile accesso e accumulo alle particelle. È bene quindi ricompattare le cellule superficiali usando sieri a base di ceramidi, i fosfolipidi che vanno a ricreare i legami fra le cellule, a renderle più forti e in grado di rigenerarsi.

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