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Alimentazione

Allergia, una dieta troppo grassa può scatenarla

30/04/2019

Che fra allergie e alimentazione ci fossero dei legami era già stato messo in evidenza dall’esistenza della cosiddetta sindrome orale allergica, una patologia che si manifesta in caso di allergie crociate, quando cioè allergeni come pollini, acari o altro e cibi apparentemente molto diversi fra loro condividono proteine e scatenano la risposta anomala del sistema immunitario: un incrocio pericoloso che, stando agli allergologi, è sempre più comune, così come sono in continuo aumento le allergie in generale. La ragione risiederebbe anche nella dieta, se questa è a base di alimenti troppo grassi. Ne abbiamo parlato con il professor Giorgio Walter Canonica, responsabile del Centro Medicina Personalizzata Asma e Allergologia dell’Istituto Clinico Humanitas.

 

Dieta ricca di grassi, possibile causa di allergia

Le allergie sono in continuo aumento. Lo hanno sottolineato anche gli esperti dell’American Academy of Allergy, Asthma and Immunology durante l’ultimo congresso a San Francisco, parlando anche delle interazioni fra allergia e dieta. Fra le principali responsabili di questo processo, secondo i ricercatori americani, ci sarebbe la dieta. Quella troppo ricca di grassi favorirebbe l’aumento delle sostanze verso cui l’individuo può sviluppare delle reazioni allergiche. Bastano sei mesi un’alimentazione in cui il 40 per cento delle calorie arrivi dai grassi a modificare radicalmente la flora batterica intestinale, aumentando le specie che favoriscono l’infiammazione e il «deragliamento» del sistema immunitario verso le allergie.

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Le allergie alimentari, più diffuse negli USA

«La dieta può incidere sulla probabilità di sviluppare allergie, specie alimentari: non a caso queste sono molto più frequenti negli USA, mentre in Italia sono meno diffuse grazie all’effetto protettivo della dieta mediterranea – ha detto il Prof. Canonica, già presidente della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic) -. Anche le reazioni crociate non sono così frequenti né inevitabili negli allergici, ma è importante identificarle per dare consigli ai pazienti che magari hanno fastidi mangiando alcuni cibi ma non hanno mai collegato il problema alla loro allergia. Per individuare le allergie crociate serve una diagnosi allergologica molecolare, ovvero test che setacciano pannelli di decine e decine di molecole-allergeni individuando quelli con cui il paziente reagisce e identificando così tutte le possibili cross-reattività. Se, per esempio, la persona è allergica alla tropomiosina degli acari avrà fastidi anche mangiando crostacei e lumache».

 

Anche il cambiamento climatico è responsabile

«I casi di allergie crociate crescono soprattutto perché sono in aumento tutte le altre, per colpa degli stili di vita ma anche del cambiamento climatico – ha proseguito l’allergologo – più si innalzano le temperature, più aumentano i pollini nell’ambiente. A ciò si aggiunge l’inquinamento, che danneggia le mucose respiratorie rendendole più permeabili agli antigeni e quindi più esposte alla sensibilizzazione allergica: le particelle esauste da diesel, per esempio, aumentano la produzione delle immunoglobuline E, fra i principali mediatori della risposta allergica”.

I fattori, insomma, sono tanti. Ma alcuni trucchi da mettere in atto ci sono. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici ha pubblicato un decalogo per difendersi dai pollini. «Chi soffre di rinite allergica e o asma dovrebbe sottoporsi a immunoterapia specifica – ha concluso il professore -: è efficace nel controllare i sintomi e può essere fatta anche solo poco prima e durante la stagione allergica, con iniezioni sottocute una volta al mese, gocce o compresse sublinguali, che esistono da poco per gli acari e per le graminacee. L’immunoterapia specifica è molto utile, ma solo il 5 per cento di chi sarebbe un candidato adatto la fa, con differenze regionali di accesso».

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