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Alimentazione

Sindrome Orale Allergica: che legame c’è tra allergie respiratorie e alimentazione?

19/04/2019

Si chiama sindrome orale allergica ed è una condizione specifica che riunisce un insieme di sintomi differenti innescati principalmente dal polline. Come? Nel momento in cui mangiamo determinati alimenti il corpo scatena una risposta immunitaria anomala. Mangiare un frutto o una nocciolina può dare per esempio gonfiore alla bocca e prurito. Come capire quindi se si è davanti ad una semplice reazione allergica ad un alimento oppure alla Sindrome Orale Allergica? Ne abbiamo parlato con il professor Giorgio Walter Canonica, Responsabile del Centro di Medicina Personalizzata, Asma e Allergologia in Humanitas.

 

Il ruolo della dieta sull’allergia

Secondo dati dell’American Academy of Allergy, il 75% dei pazienti allergici al polline di betulla ha problemi a ingerire sedano e mele. Ma il problema, secondo gli esperti, risiederebbe soprattutto nella dieta, troppo ricca di grassi e non equilibrata. Sull’argomento si è espresso anche lo specialista di Humanitas: “La dieta – ha spiegato il professor Canonica – può incidere sulla probabilità di sviluppare allergie, specie quelle alimentari: non a caso queste sono molto più frequenti negli USA, mentre in Italia sono ancora meno diffuse, grazie alla diffusione della dieta mediterranea”.

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“È molto importante identificare le allergie il prima possibile, per dare i giusti consigli ai pazienti che hanno fastidi mangiando alcuni cibi ma che non hanno mai collegato il problema alla loro allergia e che non risultano direttamente allergici o intolleranti a quel cibo in particolare”, ha ancora spiegato il professore. Questi particolari test molecolari (per esempio Isac, che indaga tra 112 allergeni e Alex, che ne controlla 282) non rientrano ancora tra i test rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale.

“Per individuare le allergie crociate è necessaria una diagnosi allergologica molecolare – ha aggiunto il medico -: si tratta di test che setacciano decine di molecole e di allergeni, individuano quelli con cui il paziente reagisce e identificano tutte le cross-reattività a cui è sensibile”, ha spiegato Canonica. “Se ad esempio il paziente è allergico alla tropomiosina, è molto probabile che avrà fastidi mangiando crostacei e lumache”.

 

I fattori ambientali

I casi di nuovi allergici sono aumentati negli anni anche a causa del cambiamento climatico, delle temperature e delle scarse che piogge permettono ai pollini di rimanere nell’aria più a lungo. “A questo si aggiunge ovviamente l’inquinamento – ha concluso lo specialista -, che danneggia le mucose respiratorie”.

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