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Celiachia, per i bimbi stop alla biopsia: diagnosi solo con esame del sangue

18/11/2015

Celiachia, novità in arrivo per la diagnosi. Nei bambini, a particolari condizioni, non sarà più eseguita l’endoscopia, anche in anestesia totale. Per la prima volta, dopo 40 anni, viene ridimensionato il ruolo della biopsia duodenale, che si può ottenere solo attraverso l’esame endoscopico, a favore del solo test del sangue. Nei bambini con livelli di anticorpi antitranglutaminasi di 10 volte superiori i valori normali non sarà più necessario fare l’endoscopia.

(Per approfondire leggi qui: Celiachia, come e perché si è intolleranti al glutine)

Nel corso dell’ultimo convegno nazionale dell’Aic, l’Associazione italiana Celiachia, si è discusso delle nuove linee guida del ministero della Salute con cui vengono aggiornate, e rese uniformi su tutto il territorio nazionale, le modalità di diagnosi della celiachia nel bambino e nell’adulto, nonché tempi e modi dei controlli dopo la diagnosi

La biopsia resta necessaria per la diagnosi di celiachia negli adulti

Come riferisce l’Aic, nelle nuove linee guida sono state recepite le indicazioni della European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition, secondo cui per i bambini si può fare a meno dell’endoscopia, un esame a cui invece i medici faranno ancora ricorso per diagnosticare la celiachia nell’adulto.

(Per approfondire leggi qui: È vero che la celiachia colpisce soprattutto le donne?)

«Nei bimbi con sintomi suggestivi per malattia celiaca, in cui il livello degli anticorpi antitranglutaminasi (anti-TG2) risulti almeno 10 volte superiore il valore normale, in associazione alla positività degli anticorpi antiendomisio (EMA) e in presenza di un test genetico compatibile con la diagnosi stessa, la diagnosi di celiachia è certa a prescindere dalla biopsia duodenale. Vi è infatti evidenza che alti valori di anti-TG2 predicono la presenza di atrofia villare», spiega la dottoressa Paoletta Preatoni, gastroenterologa ed endoscopista digestiva dell’ospedale Humanitas.

Quali sono i vantaggi di queste nuove linee guida sulla diagnosi di celiachia nei bambini?

«Sicuramente ci saranno molti meno disagi grazie a una diagnosi non invasiva. Non dimentichiamo che l’età di diagnosi può essere anche molto bassa, 2-3 anni».

In Italia, dice l’Aic, a fronte dei circa 180mila pazienti diagnosticati sono stimate 400mila persone, di cui 50mila bimbi, che non sanno ancora di essere celiache. Inoltre, nonostante le diagnosi siano ancora così poche, si stima che 1 diagnosi su 5 sia errata. Pertanto solo il 25% dei celiaci è diagnosticato correttamente, gli altri non sanno di esserlo e mettono a rischio ogni giorno la loro salute.

(Per approfondire leggi qui: Celiachia, non diagnosticata in due casi su tre)

Con queste nuove linee guida si potrebbe rilevare un maggior numero di casi di celiachia?

«Molti casi sommersi di celiachia potrebbero emergere grazie a questa nuova diagnosi non invasiva in età infantile e anche grazie allo screening dei familiari di persone con diagnosi certa di celiachia», conclude la dottoressa Preatoni.

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