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Tatuaggi, il 5% ha avuto un’infezione

27/08/2015

Il 5% delle persone con un tatuaggio ha contratto un’infezione. Restano ancora ignoti invece gli effetti a lungo termine degli inchiostri iniettati. È questa la conclusione di un studio del German Federal Institute for Risk Assessment che ha revisionato i lavori pubblicati sull’argomento. Lo studio è apparso sulla rivista Lancet.

Secondo gli esperti dell’istituto tedesco non è possibile valutare gli effetti a lungo termine degli inchiostri usati per i tatuaggi dal momento che questi sono classificati come cosmetici. Perciò non sono prescritti dei test in grado di valutare gli effetti dei tatuaggi negli anni. Il rischio tossicologico degli ingredienti usati e le conseguenze della migrazione delle particelle nell’organismo sono aspetti ancora poco approfonditi.

Le infezioni sono causate anche da batteri e funghi

In una operazione di pochi giorni fa i Nas hanno rilevato che il 18% dei pigmenti utilizzati per la realizzazione di tatuaggi sono contaminati da germi, batteri e funghi. «Quando si parla di tatuaggi si pensa immediatamente al rischio biologico che corre chi si tatua per via della contaminazione di batteri o funghi, ma c’è un secondo rischio, peggiore del primo, ed è quello chimico», dice il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia dell’ospedale Humanitas. Per approfondire leggi qui: Tatuaggi e piercing, infezioni per un ragazzo su quattro

«Il rischio chimico – aggiunge – deriva dalle sostanze usate per produrre gli inchiostri per i tatuaggi che in moltissimi casi sono pigmenti sintetici sconosciuti. In un’indagine l’Arpa Piemonte, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ha scoperto che il 40% dei campioni analizzati conteneva ammine aromatiche, composti organici che danno origine a sostanze carcinogene. Un pigmento in particolare, pur non contenendo ammine aromatiche, le produceva una volta in circolo nell’organismo».

«I pigmenti possono anche contenere sostanze nocive come nichel, cromo, piombo e cadmio. Circolano anche inchiostri contraffatti, a basso costo, che espongono chi si tatua a un maggior rischio sia biologico che chimico», precisa lo specialista.

Cosa deve sapere chi vuole farsi un tatuaggio?

«Deve sapere che la maggior parte dell’inchiostro va in circolo depositandosi in vari organi, compreso il cervello, e solo una piccola porzione va a comporre il disegno. Il rischio chimico, inoltre, è proporzionato al numero e all’estensione dei tatuaggi. Perciò come dermatologi consigliamo in primo luogo di assicurarsi per quanto possibile della sicurezza degli inchiostri usati e, se proprio si vuole, di farsi un solo piccolo tatuaggio. Ancora i tatuaggi, soprattutto con colori scuri, sono poco compatibili con l’esposizione solare e danneggiano la pelle se esposta ai raggi ultravioletti».

Ai pentiti del tatuaggio cosa dice, invece?

«Non devono pensare che con il laser va via tutto. Il laser non toglie il tattoo ma lo rende meno visibile perché frantuma le particelle dell’inchiostro rendendole nanoparticelle. E qui torniamo alla questione delle nanoparticelle in circolo nell’organismo: si pensa che vadano addirittura a danneggiare il Dna cellulare e quindi indurre tumori. Molti dermatologi sostengono che farsi un tatuaggio fa male, ma toglierlo è peggio», conclude il professor Monti. Per approfondire leggi qui: Pelle, arriva la crema che cancella i tatuaggi

 

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