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Diabete, 1,5 milioni di italiani abbandonano la terapia

30/06/2015

Circa 1,5 milioni di italiani affetti da diabete di tipo 2 interrompono la terapia. Una percentuale significativa, intorno al 50%. Le defezioni terapeutiche si registrano tanto fra i pazienti che assumono farmaci antidiabetici quanto tra chi ha bisogno ogni giorno dell’insulina. Le conseguenze sono un aumento di rischio delle complicanze legate alla patologia. I dati arrivano dal congresso della American Diabetes Association.

Il diabete di tipo 2 è la forma più frequente e interessa il 90% dei casi di questa malattia. In Italia sono circa 3 milioni le persone affette, di questi circa 2 milioni sono in terapia con ipoglicemizzanti orali (a volte 2, 3 pillole al giorno). Questi farmaci servono ad abbassare il livello di glicemia, la concentrazione di glucosio nel sangue. Tuttavia, pressapoco 7 pazienti su 10 abbandonano la terapia.

Una scelta simile per un quarto degli 800mila pazienti in cura con l’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che permette l’ingresso del glucosio nelle cellule. Più della metà, invece, ne dimentica la dose giornaliera una o più volte a settimana, pregiudicando così un efficace controllo del metabolismo del glucosio.

«Il diabete (sia il tipo 1 che il tipo 2) è una malattia cronica degenerativa che necessita terapia non farmacologica (orientata su un corretto stile di vita) e farmacologica (da una pastiglia al giorno a quattro iniezioni di insulina quotidiane). La cronicità della malattia richiede un impegno importante da parte dell’equipe diabetologica e ovviamente da parte del paziente stesso per evitare la comparsa di complicanze, il peggiorare dei sintomi e la degenerazione della malattia stessa», sottolinea il dottor Cesare Berra, responsabile della Sezione Malattie Metaboliche di Humanitas.

Perché molti pazienti affetti da diabete abbandonano le terapie o dimenticano di seguirne le indicazioni?

«Come per tutte le patologie croniche, purtroppo, la precisa assunzione della terapia prescritta è spesso disattesa dal paziente. La mancanza di sintomatologia specifica (eccetto quella acuta grave se si abbandona l’assunzione della terapia insulinica) è purtroppo una delle cause delle così frequenti mancate assunzione dei farmaci».

«Un’altra è sicuramente rappresentata dalla ridotta (o a volte addirittura assente) consapevolezza di quello che può portare un comportamento del genere. Purtroppo spesso anche i colleghi medici ne sono responsabili con disinformazione riguardo il rischio dello scompenso metabolico. Infine, la paura delle ipoglicemie (o la presenza di altri effetti dei farmaci non ben spiegati al paziente) rappresenta una altra barriera da abbattere per la corretta assunzione della terapia».

Quali conseguenze ha lo stop alle cure sul diabete stesso e sulla salute del paziente?

«Ovviamente lo svilupparsi più precocemente delle complicanze (retinopatia, nefropatia, neuropatia diabetica) e comunque uno stato di malessere generale che può riguardare qualunque aspetto della vita quotidiana».

«È pertanto indispensabile fornire al paziente, oltre che la cura adeguata scevra il più possibile da effetti collaterali, gli elementi necessari per comprendere come una corretta adesione alla terapia farmacologica sia indispensabile nel ridurre i rischi correlati alla malattia, ribadirne i concetti a ogni incontro e cercare di comprendere eventuali barriere per discuterne assieme. Sempre di più la cura delle patologie croniche richiede un approccio multidisciplinare e una collaborazione a tutto tondo di operatori sanitari, familiari, media e pazienti stessi».

 

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