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Bambini e tecnologia, a sei mesi il primo contatto

03/06/2015

Il rapporto tra bambini e tecnologia è molto precoce. A dodici mesi, un bambino su tre ha già posato le manine su smartphone e tablet, mentre uno su sette li usa almeno per un’ora al giorno. Arrivano da un’indagine condotta negli Stati Uniti e presentata all’ultimo congresso della Pediatric Academic Societies di San Diego i dati sul rapporto tra bambini e tecnologia. L’obiettivo era definire a quale età avvenisse il primo contatto con smartphone, tablet e tv e quanto spazio avessero nella vita dei bambini da sei mesi a quattro anni.

Al sondaggio hanno partecipato 370 genitori ai quali è stato somministrato un questionario. Le domande riguardavano la diffusione dei dispositivi nell’ambiente domestico, il tipo di attività svolto e con quale frequenza e, infine, quanti di loro avessero discusso con il proprio pediatra di bambini e tecnologia. È emerso che solo il 30% dei genitori aveva parlato con i medici di questo rapporto.

A un anno, il 14% dei bambini ha passato almeno un ora al giorno con i dispositivi mobili, percentuale che saliva al 26% a due anni e al 38% a quattro. Qualche bebè di appena sei mesi passava già mezz’ora davanti a uno schermo.

In tutte le famiglie era presente almeno un televisore, i tablet erano diffusi nell’83% dei casi, mentre gli smartphone nel 77%. Più della metà dei nuclei familiari usufruiva di un accesso Internet. I dispositivi erano usati in sei casi su dieci per calmare i bambini, mentre in un caso su tre per farli addormentare. Video game, show televisivi e applicazioni, le attività più frequenti, in particolare a uno e due anni. I genitori lasciavano smartphone e tablet in mano ai figli mentre erano impegnati nelle faccende domestiche o in giro per commissioni.

Il rapporto tra bambini e tecnologia dipende dall’uso dei dispositivi hi tech

«Come per ogni strumento, anche nel caso della tecnologia è l’uso che se ne fa a dover essere ben ponderato: lasciare i bambini da soli e per tanto tempo con uno smartphone in mano non gli farà bene. Ma far consumare dei contenuti adeguati alla loro età, con la presenza dei genitori, non può far male al loro sviluppo», dice il professor Giuseppe Scotti, neuroradiologo dell’ospedale Humanitas. «Tutti i bambini, anche a sette-otto mesi, sono attratti da smartphone e tablet. È inevitabile che siano incuriositi da un oggetto simile con cui possono giocare, sentire la musica o guardare un cartone animato. Più che dallo strumento in sé metterei in guardia dai contenuti, come per esempio dalle immagini violente. Dalla tecnologia – prosegue lo specialista – possono arrivare degli stimoli importanti che non vanno demonizzati, altrimenti andrebbero demonizzati tutti gli stimoli sensoriali che il piccolo riceve dall’esterno, come per esempio dal traffico cittadino».

«Il cervello matura in funzione degli stimoli che riceve. Non si impedisce a un bambino di ricevere stimoli olfattivi, uditivi e tattili, quindi aggiungere degli stimoli visivi non può far altro che favorire la maturazione di quelle zone del cervello connesse al movimento, per esempio. Se lo smartphone viene usato non come sedativo ma come mezzo di comunicazione, quindi secondo un uso intelligente, questi dispositivi possono anche favorire la socializzazione», conclude il professore.

 

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