Stai leggendo Donne, l’infarto è più pericoloso perché non si riconoscono i sintomi

Prevenzione

Donne, l’infarto è più pericoloso perché non si riconoscono i sintomi

30/04/2015

Soccorsi chiamati in ritardo e difficoltà a riconoscere i sintomi. Ecco perché l’infarto fa più vittime tra le donne che negli uomini. A sostenerlo è uno studio dell’Università di Bologna, presentato all’American College of Cardiology a San Diego, Stati Uniti. La probabilità di morire è quasi il doppio: 12% contro il 6% negli uomini.

I ricercatori hanno esaminato i dati del registro internazionale Isacs-Tc relativi a 7.457 pazienti europei ricoverati tra il 2010 e il 2014. Dal momento che il trattamento ospedaliero è lo stesso per uomini e donne, la causa che spieghi queste discrepanze dev’essere ricercata altrove. Dopo il ricovero uomini e donne sono trattati allo stesso modo: il tempo al trattamento di un farmaco che scioglie i trombi nelle coronarie è di 26 minuti per gli uomini e 28 minuti per le donne mentre dell’angioplastica 45 per entrambi. Inoltre i tassi di sopravvivenza si equivalgono nei pazienti che arrivano in ospedale entro 60 minuti dall’inizio dell’attacco cardiaco e che ricevono un rapido trattamento.

Secondo il principale autore della ricerca, il dottor Raffaele Bugiardini, il fattore di rischio principale di mortalità per le donne è il ritardo pre-ospedaliero, ovvero il tempo che passa prima del ricovero in ospedale. In media le donne aspettano un’ora prima di chiamare il 118, gli uomini 45 minuti. Inoltre, dopo aver chiamato il pronto intervento, oltre 7 donne su 10 hanno impiegato più di un’ora per raggiungere l’ospedale (a fronte di 3 uomini su 10).

 

Non sottovalutare dolori a spalla, vomito e respiro corto

«Nelle donne i sintomi non sono sempre quelli classici, come il dolore toracico, possono essere più ambigui, dal respiro corto alla nausea al dolore alla spalla, alla schiena o alla mandibola: la donna tende a sottovalutarli, perché sono meno drammatici o angoscianti di quelli caratteristici dell’uomo. Ma proprio perché sfumati, questi sintomi devono essere conosciuti e riconosciuti dalle donne: perché così possono salvare la propria vita o la vita di un’altra donna che vive accanto a loro», sottolinea la dottoressa Lidia Rota, presidente di ALT-Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardivoascolari.

Naturalmente la prevenzione può fare molto. «La prevenzione delle malattie cardiovascolari, come l’infarto, l’ictus e tutte le malattie causate da trombosi, può essere straordinariamente efficace e potrebbe salvare almeno una persona su tre – aggiunge – e non richiede necessariamente esami strumentali, ma soprattutto un’analisi onesta delle proprie abitudini di vita e la determinazione a voler cambiare i fattori di rischio modificabili. Dal fumo all’alcol all’alimentazione scorretta, alla pigrizia, al giro vita abbondante, alla pressione mal controllata, al diabete trascurato, al ritmo disordinato del cuore: nemici che tutti conoscono ma che pochi sono davvero determinati ad eliminare o tenere seriamente sotto controllo. Le donne si assumono responsabilità enormi nei confronti di chi vive loro accanto: devono assumersi anche la responsabilità di rimanere in salute loro stesse. Se  vogliono, certamente possono», conclude la dottoressa Rota.

 

Cuore, articoli correlati:

Articoli che potrebbero interessarti

Non perderti i nostri consigli sulla tua salute

Registrati per la newsletter settimanale di Humanitas Salute e ricevi aggiornamenti su prevenzione, nutrizione, lifestyle e consigli per migliorare il tuo stile di vita