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Prevenzione

Marijuana, ecco i suoi effetti

08/09/2014

Come può una sostanza che si chiama innocuamente Maria Giovanna far male? Un problema sopravvalutato? O forse sottovalutato? Non sappiamo ancora, ma certamente è da non sottovalutare. Vediamo che cosa per certo il mondo scientifico ha accertato, almeno fino ad oggi: il testo che segue è tratto dal “New England Journal of Medicine” (giugno 2014), tradotto e adattato dalla dottoressa Lidia Rota, responsabile del Centro di Prevenzione Cardiovascolare di Humanitas.

I numeri

Negli Stati Uniti 12 persone su 100, dai 12 anni in su, hanno usato marijuana negli ultimi dodici mesi: i più sono molto giovani.

La marijuana è una sostanza classificata come droga: si chiama Cannabis Sativa.

 

Come si usa la marijuana

Si usa fumando le foglie, a volte anche fiori e semi, sotto forma di sigaretta, nella pipa, nella pipa ad acqua, come “blunt” (avvolta in una foglia di tabacco da sigaro). A volte si beve sotto forma di infuso, e un concentrato può essere aggiunto al cibo sotto forma di olio.

L’hashish viene estratto dalla resina prodotta dai fiori di marijuana, si fuma con o senza tabacco aggiunto, oppure può essere ingerito.

Conseguenze dimostrate dell’uso di marijuana

L’uso abituale di marijuana negli adolescenti provoca conseguenze dimostrate:   

  1. riduzione della memoria a breve e a lungo termine
  2. difficoltà nell’apprendimento
  3. disturbi del coordinamento motorio
  4. riduzione della capacità di reazione durante la guida e conseguente aumento del rischio di incidenti
  5. alterazione della capacità di giudizio
  6. aumento del rischio di comportamenti sessuali che aumentano  le probabilità di contagio da malattie veneree
  7. ad alte dosi, psicosi e paranoia.
  8. dipendenza: 9 persone su 100 diventano dipendenti da questa droga, 1 su 5 fra coloro che cominciano a usarla in adolescenza e 1 su 2 fra  coloro che la usano quotidianamente
  9. alterazione dello sviluppo cerebrale nell’embrione, nel feto e nell’adolescente
  10. alta probabilità di interruzione degli studi
  11. frustrazione nel raggiungimento degli obiettivi lavorativi e sentimentali
  12. tosse e catarro e saltuariamente febbre
  13. aumento del rischio di disordini psichici fino alla schizofrenia, in particolare in persone fragili e con predisposizione.

 

Dipendenza da marijuana

Le dipendenze possono essere causate da diverse sostanze, e sono molto diffuse: negli USA due milioni e settecentomila persone di età superiore ai 12 anni sono dipendenti da marijuana, cinque milioni e centomila sono dipendenti da altri tipi di stupefacenti, ottomilioni e seicentomila sono dipendenti dall’alcool.

Un americano su 20 ha una forma di dipendenza, e sono inclusi i bambini dai 12 anni in avanti

La sospensione del consumo provoca irritabilità, disturbi del sonno, ansia, aggressività: questi sintomi provocano malessere e facilitano la ricaduta.

Gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili agli effetti a lungo termine di questa droga, probabilmente perché il cervello continua a svilupparsi dalla nascita fino ai 21 anni: molti passano poi a droghe più pesanti entro due anni dalla “prima volta”.

L’ingrediente “pericoloso” della marijuana si chiama tetra idro cannabinolo (THC): è stato dimostrato negli animali che questa sostanza altera lo sviluppo delle connessioni fra i neuroni.

Negli esseri umani che consumano abitualmente THC è stata dimostrata una riduzione del numero delle fibre di connessione fra i neuroni in alcune zone del cervello sede di funzioni particolarmente sofisticate, che governano l’autocoscienza di sé, la capacità di apprendere e di ricordare, il controllo dei freni inibitori e l’acquisizione di abitudini.

Il THC funziona accendendo un recettore chiamato CB1 presente in diverse parti del cervello, sia nella corteccia che nella parte sottocorticale: dopo quattro settimane di sospensione della droga i recettori localizzati nella corteccia si normalizzano e ricominciano a funzionare in modo normale, mentre quelli nella zona sottocorticale non si modificano più: questo spiegherebbe dal punto di vista biochimico la dipendenza.

 

Legalizzare la marijuana, giusto o sbagliato? Leggi qui l’opinione della dottoressa Lidia Rota.

 

Quoziente intellettivo e psicosi

Tutti questi danni sono particolarmente evidenti quando l’uso della droga inizia in adolescenza: è stato confermato un calo del quoziente intellettivo in adulti che hanno incominciato a usare la droga dall’adolescenza rispetto a quelli che hanno iniziato più tardi.

È dimostrato che il THC provoca un difetto nello sviluppo della capacità di connessione fra le cellule cerebrali e riduce le funzioni che da queste dipendono, condiziona il cervello e lo rende più suscettibile al piacere procurato da altre droghe, tanto che la marijuana è considerata una droga “cancello di ingresso” al mondo di altre droghe, come d’altra parte è confermato per fumo e alcool.

Oggi la marijuana è facilmente reperibile e costa poco, non fa paura, ed è considerata quasi con simpatia: è accessibile anche a  persone fragili, che più facilmente ne diventeranno dipendenti entrando nel giro di coloro che fanno uso di droghe.

Ansia e depressione sono spesso presenti in chi fa o ha fatto uso di marijuana: si trasformano in psicosi e addirittura schizofrenia soprattutto in persone che appartengono a famiglie  predisposte a malattie mentali, anticipandone l’esordio .

È dimostrato che la frequenza con cui si manifestano i sintomi e le malattie mentali sopra descritte è significativamente più elevata nei consumatori di marijuana in particolare fra coloro che hanno iniziato in adolescenza.

La scuola

Nel 2013 un’indagine sugli studenti dell’ultimo anno della scuola superiore ha evidenziato che 6 studenti su 100 consumano marijuana tutti i giorni: questi numeri potrebbero peccare per difetto, perché molti studenti consumatori abituali di droga abbandonano la scuola prima di arrivare a concludere le superiori.

La droga ha un effetto immediato sulla capacità di apprendere che si manifesta non solo nel giorno in cui viene consumata ma persiste anche per molti giorni successivi: l’effetto si accumula con l’abitudine al consumo, e riduce le capacità cognitive in modo misurabile e durevole, soprattutto in chi ha cominciato a usarla in adolescenza: gli insuccessi scolastici causati dall’uso anche occasionale possono incidere negativamente sui risultati necessari per accedere a un grado di istruzione superiore, aggravando il senso di frustrazione e aumentando la probabilità di rinuncia a ottenere risultati migliori.

Reversibilità del danno da marijuana

Gli studi (molti) disponibili non sono ancora riusciti a dare una risposta certa alla domanda “i danni sulle capacità cognitive, sulla memoria e sulla capacità di attenzione sono reversibili una volta che si sospende l’uso della droga o sono permanenti?”.

 

Società e marijuana

Molti dei giovani che iniziano precocemente a usare la droga abbandonano la scuola, hanno risultati meno brillanti dell’atteso nella vita scolastica e lavorativa, perdono più facilmente il lavoro, compiono crimini e hanno un basso livello di soddisfazione per la propria vita.

Incidenti auto/moto e marijuana

La marijuana altera la capacità di guidare sia immediatamente durante l’uso, sia a distanza di tempo: è la droga più frequentemente presente nel sangue di persone coinvolte in incidenti d’auto o di motocicletta. Raddoppia la probabilità di incidenti e moltiplica per 7 la probabilità di essere responsabili di incidenti gravi.

Esiste una relazione lineare fra contenuto di THC nel sangue e capacità di guida su simulatori: anche una sola sigaretta di marijuana (2-5 nanogrammi di THC nel sangue) causa disturbi nel controllo della guida.

Una persona che ha ingerito alcool moltiplica per cinque la probabilità di incidente d’auto, ma per 27 se ha meno di 21 anni! Alcool e marijuana insieme aumentano ulteriormente queste probabilità.

 

Cancro e marijuana

Non è possibile per ora dimostrare che ci sia una correlazione causa effetto fra l’uso di marijuana e l’insorgenza di cancro del polmone o dello stomaco, anche se, dal punto di vista biologico, questa correlazione è possibile.

Infiammazione alle vie aeree

È dimostrato che il fumo di marijuana provoca infiammazione delle vie aeree (naso, trachea, bronchi) e aumenta le resistenze polmonari: non a caso i fumatori abituali di marijuana sono spesso affetti da bronchite cronica e soffrono più frequentemente di polmoniti.

Trombosi e malattie cardiovascolari

L’uso abituale di marijuana aumenta la probabilità di infarto del miocardio, di ictus cerebrale, di attacchi cerebrali ischemici transitori: provoca infiammazione sulle pareti delle arterie, aumenta la viscosità del sangue e attiva i recettori presenti sulle pareti delle arterie compromettendone la funzione e aumentando il rischio di formazione di trombi.

Gravidanza e marijuana

L’esposizione del feto alla THC contenuta nella marijuana usata dalla madre altera lo sviluppo cerebrale: non sappiamo ancora quali altri danni ad altri organi possa provocare a distanza di tempo.

Potenza della marijuana

Il contenuto di THC (molecola attiva) nella droga è aumentato negli anni dal 3% degli anni 80 al 12 % attuale: questo fa temere che le osservazioni riportate da studi eseguiti negli anni scorsi debbano purtroppo essere aggiornate con dati più drammatici per il più alto contenuto di sostanza stupefacente attiva nei prodotti attualmente in uso: recentemente è stato verificato un aumento del numero di persone che accedono al pronto soccorso perché coinvolte in incidenti d’auto e di moto e nelle quali è stato accertato l’uso di marijuana.

Esposizione passiva al fumo di marijuana

Negli studenti di 17 anni si registra un aumento progressivo nel consumo abituale di marijuana quasi simile a quello registrato per il fumo di tabacco: non sappiamo se esista un danno da esposizione passiva al fumo di marijuana, anche se in USA molti studi sono in corso.

 

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