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Anziani, l’esercizio per migliorare la funzione fisica

09/03/2018

Nella terza età l’attività fisica – o meglio, un certo tipo di attività fisica – può aiutare le persone anziane a migliorare la loro abilità fisica sebbene possa non essere garanzia di una riduzione del rischio di fragilità. È la conclusione di una ricerca realizzata da un team internazionale di ricercatori pubblicata su Annals of Internal Medicine. Questo diverso esito si spiega alla luce del modello di attività fisica testato dai ricercatori, un mix di esercizi aerobici e di stretching, come spiega la professoressa Daniela Lucini, Responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio di Humanitas: «Come dimostrano i risultati, quel tipo di programma di esercizio fisico aveva poche probabilità di risultare efficace in termini di riduzione della fragilità. Tuttavia lo studio ci lascia un messaggio importante, ovvero che la prescrizione dell’esercizio fisico va fatta in considerazione dell’obiettivo che si vuole raggiungere».

Nello studio sono stati coinvolti 1635 anziani sedentari con un’età che andava da settanta a ottantanove anni. Sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: a uno è stato richiesto di partecipare a un programma strutturato di esercizio fisico all’altro di prender parte a un corso di educazione e promozione della salute. Il primo ha svolto fino a 150 minuti di camminata e attività fisica per migliorare resistenza e flessibilità.

I benefici degli esercizi

Tutti i soggetti coinvolti, benché avessero generalmente delle limitazioni funzionali, erano in grado di camminare per 400 metri in un quarto d’ora, o anche di meno, senza assistenza. Una piccola quota in entrambi i gruppi era formata da anziani considerati fragili: non erano in grado di sollevarsi dalla sedia per cinque volte di fila senza usare le braccia, erano dimagriti in maniera significativa di recente e si sentivano senza energie.

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A conclusione della ricerca, si sono visti i benefici dell’attività fisica esclusivamente su uno di questi criteri che definivano il concetto di fragilità, ossia la capacità di alzarsi dalla sedia. Pertanto, se il rischio di diventare fragili era indipendente dall’esercizio fisico, grazie a questo più anziani avevano mantenuto o migliorato la loro abilità fisica.

Più capacità di equilibrio

Come ricorda uno dei ricercatori della Tufts University di Boston (USA), anche gli anziani più fragili possono beneficiare dall’attività fisica. Pertanto questa condizione non dovrebbe controindicare la possibilità di prescrivere una certa “dose” di attività, di certo commisurata alle proprie condizioni fisiche. «La fragilità è una condizione legata ad aspetti osteomuscolari, con una riduzione della massa ossea e di quella muscolare, su cui è meglio lavorare in ottica preventiva. Una volta insorta si può intervenire ma con strumenti diversi da quelli testati nello studio».

Secondo le linee guida internazionali dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, anche dopo i sessantaquattro anni si dovrebbero praticare almeno 150 minuti di attività fisica a intensità moderata o 75 minuti a maggiore intensità a settimana. Ma in caso di mobilità ridotta, per almeno tre giorni su sette, bisognerebbe eseguire degli esercizi per migliorare l’equilibrio allo scopo di prevenire il rischio di caduta: «Sono questi gli ambiti su cui si deve lavorare assieme a un anziano fragile», sottolinea la professoressa Lucini. «Si deve intervenire sulla propriocezione, sull’equilibrio, puntando anche a un minimo di rinforzo muscolare, tutto allo scopo di ridurre il rischio di caduta e, in ultima istanza, di frattura, oltre al tentativo di rendere l’anziano più indipendente. Sono meno rilevanti gli aspetti di resistenza e di flessibilità come hanno fatto gli autori della ricerca in questione. Non dobbiamo dimenticare che l’esercizio fisico è come un farmaco che va prescritto in maniera puntuale a seconda delle necessità e di ciò che si vuole “curare”», conclude la specialista.

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