Benessere

Cervello, cosa succede quando non si dorme a sufficienza?

08/02/2018

Per il benessere generale il sonno è uno degli ingredienti necessari. Chi non riesce a dormire in maniera adeguata può andare incontro a un maggior rischio di patologie croniche, del metabolismo e cardiovascolari, ma non solo. Anche il cervello ne risente. Paradossalmente dormire poco “addormenterebbe” i neuroni. Le cellule cerebrali diventerebbero infatti meno reattive, le facoltà mentali rallentate e le prestazioni cognitive poco efficienti. È quanto ha osservato un team internazionale di ricercatori provenienti da diversi centri fra cui la University of California di Los Angeles (USA). «La privazione di sonno va ad alterare le funzioni cognitive, prima di tutto la concentrazione e la memoria a breve termine», aggiunge la dottoressa Lara Fratticci, neurologa di Humanitas.

La ricerca

Nello studio pubblicato su Nature Medicine i ricercatori hanno coinvolto dodici pazienti affetti da epilessia ai quali erano stati impiantati degli elettrodi allo scopo di localizzare l’origine delle loro crisi. Dal momento che la mancanza di sonno può causare degli attacchi, questi pazienti rimanevano svegli tutta la notte in attesa dell’insorgenza della crisi epilettica e ridurre la loro permanenza in ospedale.

A questi pazienti il team di ricerca ha chiesto di riconoscere un insieme di immagini il più velocemente possibile mentre gli elettrodi registravano la “accensione”, ovvero l’attivazione di circa 1500 neuroni. In particolare gli scienziati si sono concentrati sul lobo temporale, la regione del cervello che regola la percezione visiva e la memoria.

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Neuroni “assopiti”

Nel corso della ricerca si è visto come la privazione del sonno interferisse con l’abilità delle cellule neuronali a comunicare tra di loro in maniera efficace. Il risultato? Temporanea riduzione delle facoltà mentali, cali di concentrazione, distrazione, a detrimento della percezione visiva e della memoria. I neuroni – hanno visto i ricercatori – lavoravano più lentamente, si attivavano più debolmente e il processo di trasmissione tra di loro impiegava molto più tempo per realizzarsi. La privazione di sonno interferiva dunque con l’abilità dei neuroni di codificare le informazioni e di trasformare gli input visivi in pensiero cosciente.

È un po’ quello che succede a un automobilista che ha dormito poco quando si trova davanti a sé un pedone. Il suo cervello fa fatica a elaborare l’informazione che arriva dagli occhi, impiega più tempo del normale per realizzare cosa si trova nel suo campo visivo.

I ricercatori hanno anche visto come nelle regioni interessate dal calo di prestazioni delle cellule neuronali, anche le onde cerebrali fossero rallentate: erano simili a quelle prodotte durante il sonno. Questo fenomeno – spiegano gli autori dello studio – suggerisce come nelle regioni cerebrali selezionate le cellule erano assopite portando così a cali nelle facoltà mentali, mentre il resto del cervello era sveglio e in attività.

In altre parole si reagisce diversamente agli stimoli: «Diverse ricerche hanno indicato come, a fronte della carenza di sonno, la funzionalità cerebrale resta normale per un certo lasso di tempo prima di venire compromessa. Uno studio ha suggerito come di fronte a degli stimoli visivi aumenta la latenza: lo stimolo veniva percepito come tale ma il soggetto non era in grado di attribuire prontamente un significato a ciò che veniva visto. Questo indica, pertanto, un coinvolgimento della corteccia visiva», ricorda la dottoressa.

Poca memoria ed emozioni fuori controllo

Tra le aree del cervello in cui sono più evidenti gli effetti della privazione del sonno c’è la corteccia prefrontale: «Quest’area cerebrale sovrintende al ciclo sonno/veglia, ai processi correlati con il sonno. Questo non fa altro che assicurare il corretto metabolismo cerebrale e quindi favorisce l’efficienza della corteccia prefrontale», aggiunge la dottoressa Fratticci.

Ecco perché è fondamentale dormire: «Il sonno serve a promuovere lo sviluppo cerebrale, la plasticità neuronale e l’apprendimento. Diversi studi ce l’hanno mostrato grazie alle tecniche di neuroimaging: se c’è privazione di sonno sono evidenti delle alterazioni anatomiche dell’attività di quest’area. Ne risente il processo di memorizzazione, a breve ma anche a lungo termine, la capacità decisionale e il ragionamento».

Gli effetti delle notti in bianco coinvolgono anche il sistema ormonale, «con l’aumento del livello di ormoni dello stress, un ulteriore fattore negativo che si ripercuote sull’umore e sull’efficienza delle prestazioni individuali. La capacità di concentrazione e di pensiero si riduce, ad esempio». Pertanto anche l’amigdala, la parte del sistema nervoso che regola le emozioni, subisce un contraccolpo: «Si diventa più ansiosi, irritabili e incapaci di controllare le proprie emozioni», conclude la dottoressa Fratticci.

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