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Tumore alla prostata, uno studio suggerisce i benefici dello yoga

19/04/2018

Lo yoga per i pazienti con tumore alla prostata localizzato e sottoposti a radioterapia? Gli effetti di questa forma di attività fisica sono stati valutati da un team di ricercatori della University of Pennsylvania in un lavoro pubblicato su International Journal of Radiation Oncology, Biology, and Physics. Al termine del trial, gli autori hanno osservato che i pazienti che avevano frequentato un corso di yoga due volte a settimana durante la radioterapia, hanno riferito un livello inferiore di fatica e un miglioramento, o comunque un non peggioramento, della funzione sessuale e urinaria, rispetto a chi non ha eseguito yoga. Ne parliamo con la professoressa Marta Scorsetti, responsabile dell’unità di radioterapia e radiochiururgia di Humanitas.

 

La ricerca

Il tumore alla prostata è la neoplasia più diagnosticata nel sesso maschile, in particolare nelle età più avanzate. Quando è localizzato il suo trattamento può prevedere il ricorso alla radioterapia esterna, una forma di terapia che però può avere effetti collaterali sulla funzione urinaria e sul benessere sessuale, principalmente con l’insorgenza della disfunzione erettile.

I ricercatori hanno completato il trial con cinquanta pazienti sottoposti a radioterapia in un periodo di tempo compreso fra le sei e le nove settimane. Dal novero dei partecipanti erano stati esclusi quelli che avevano già praticato yoga, o avevano già subito un ciclo di radioterapia o quelli con un tumore non localizzato, con presenza di metastasi a distanza.

I partecipanti sono stati poi assegnati casualmente a due gruppi: nel primo gruppo ventidue pazienti hanno partecipato a lezioni di yoga due volte a settimana, ciascuna da 75 minuti, in cui venivano eseguite le diverse posizioni della disciplina, da seduti, in piedi o sulla schiena con le modifiche necessarie per andare incontro ai bisogni dei pazienti. Il secondo gruppo, con ventotto pazienti, ha fatto da controllo.

“Si tratta di uno studio interessante, ben costruito con attenta selezione e valutazione dei pazienti – ha commentato la professoressa Scorsetti -. I benefici dell’attività fisica nei pazienti affetti da tumore sono ormai noti. Eseguire un attività fisica moderata durante il trattamento radioterapico può in teoria avere effetti positivi sulla qualità di vita dei pazienti, stimolando il sistema immunitario e rinforzando la massa muscolare aiutandoli a tollerare meglio le terapie”.

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I risultati

In primo luogo i pazienti sono stati valutati per il loro livello di fatica, a che grado fosse e quale impatto avesse sulla vita quotidiana, autoriferito dagli stessi uomini con un questionario. Il primo questionario è stato somministrato tra la seconda e la terza settimana prima dell’inizio della radioterapia e poi due volte a settimana durante la terapia e, infine, entro una settimana dall’ultima lezione di yoga o dall’ultima seduta di radioterapia, a seconda del gruppo di appartenenza.

Prima del trattamento entrambi i gruppi avevano riportato bassi livelli di fatica; poi, con la terapia in corso, sono emerse le differenze: solo chi aveva fatto yoga continuava a riferire bassi livelli di fatica. Come previsto, nel gruppo di controllo la fatica cominciava ad aumentare intorno alla quarta o quinta settimana di trattamento.

Un altro questionario è stato somministrato per valutare con una scala la funzione erettile dei pazienti: punteggi inferiori a dodici indicano una disfunzione erettile da moderata a severa.

Entrambi i gruppi avevano iniziato con un punteggio pari a undici; questo livello è rimasto invariato nel gruppo yoga mentre è peggiorato nel gruppo di controllo. L’impatto dello yoga, potrebbe essere stato a carico dei muscoli del pavimento pelvico con conseguente beneficio sulla funzione sessuale e anche urinaria. Nel gruppo yoga, riferiscono ancora i ricercatori, anche il benessere emotivo era andato incontro a miglioramento.

“Studi come questo rinforzano l’idea della cura del paziente nella sua totalità, considerando oltre agli aspetti puramente clinici anche quelli meno esplorati come ad esempio la psicologia – ha chiosato Scorzetti -. Aiutare il paziente con attività fisica, consulenza nutrizionale o supporto psicologo può non solo limitare la comparsa di effetti collaterali ma anche ridurre il loro impatto sulla serenità e vita quotidiana del paziente”.

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