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Alimentazione

Più fibre per recuperare il microbioma perduto?

29/04/2016

Le abitudini alimentari occidentali hanno cambiato il nostro microbioma, l’insieme dei batteri che popolano il nostro intestino. Ma si può recuperare, magari mangiando più fibre? Sono gli aspetti di cui si sono occupati dei ricercatori della University of Alberta (Canada) in un articolo pubblicato suTrends in Endocrinology & Metabolism.

Molte popolazioni dei Paesi occidentali consumano troppe poche fibre: rispetto alle quantità raccomandate ne assumono la metà. E questo, sottolineano i ricercatori, rappresenta un problema non da poco dal momento che le fibre forniscono il maggior nutrimento ai batteri del microbioma intestinale. Al polo opposto ci sono invece le popolazioni dei Paesi non industrializzati che mangiano molti più cibi contenenti fibre.

(Per approfondire leggi qui: Fibre e stile di vita corretto: un buon rimedio contro la stitichezza?)

A questo proposito gli autori citano un recente studio pubblicato su Nature Communications che ha visto gli effetti di uno “scambio” di dieta fra due popolazioni, Afro Americani e Sudafricani che vivono in aree rurali. Ai primi è stata somministrata una dieta ricca di fibre e con pochi grassi, mentre ai secondi una dieta nello stile occidentale, con poche fibre. Dopo due settimane sono risultate delle significative variazioni in alcuni marcatori del rischio di tumore al colon, con una riduzione di questi nel gruppo di persone che hanno consumato più fibre.

L’insufficiente apporto di nutrienti per il nostro microbioma intestinale è stato associato alla scomparsa di alcune benefiche specie di batteri e probabilmente, ricordano gli scienziati, ha avuto un impatto sulla salute del metabolismo e del sistema immunitario. La differenza tra quante fibre gli occidentali dovrebbero assumere e quante effettivamente ne assumono è noto come “fiber gap”, ovvero il “divario del consumo di fibre”. Un divario da colmare con l’intervento di diversi soggetti, dalle istituzioni sanitarie all’industria alimentare.

Più fibre nella dieta potrebbero ripristinare l’equilibrio perduto del microbioma?

«Come è noto già da tempo, le fibre alimentari contribuiscono non solo al benessere intestinale ma anche all’equilibrio della flora batterica», risponde la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologa dell’ospedale Humanitas.

(Per approfondire leggi qui: Mangiare verdure fa bene. Anche ai batteri amici dell’intestino)

«Il dato interessante che emerge da questi studi, oltre la correlazione fra microbioma e malattie croniche comprese quelle tumorali, è che l’apporto di fibre, sia attraverso gli alimenti che attraverso integratori, possa rappresentare un valido metodo preventivo le malattie cardiovascolari e non. La quantità di fibre da ingerire quotidianamente, raccomandata dalle linee guida americane, è da 21 a 38 grammi, sia per gli adolescenti che adulti».

Quali sono le migliori fonti di fibre?

«Tutti i tipi di fagioli, piselli, cereali integrali, patate, carote, broccoli, lattuga, cavolo, noci, arance, fragole, banane e mele. Un alimento ricco di fibre, anche se generalmente non è risaputo, è la patata con la buccia. Le patate hanno un ruolo importante nella produzione della concentrazione di acidi grassi a catena corta che aiutano nella regolazione del sistema immunitario e nel mantenere la salute intestinale. Inoltre proteggono la parete del piccolo intestino contro i composti dannosi che si formano durante la cottura dei cibi come l’acrilamide», risponde la specialista.

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