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Benessere

Con l’interval training l’ago della bilancia va giù

27/01/2015

Spopolano sulla rete i tutorial per allenamenti estremi. Tabata, Hiit, ma anche varianti che permettono addestramenti al cardiopalmo in 5 minuti e in 2 metri quadrati di spazio. Ci sono rischi per chi non ha la preparazione atletica adeguata, precisa la professoressa Daniela Lucini, responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio e Patologie funzionali di Humanitas.

«Si tratta di metodi pensati per persone che fanno molte altre attività fisiche e per i quali si tratta di un completamento – spiega la professoressa Lucini –. Mentre le persone che vogliono stare solo bene con il proprio fisico dovrebbero evitare sforzi che possono essere controproducenti».

In attesa che gli studi scientifici convalidino la parte più “hard” di questi metodi che mettono insieme attività aerobica e anaerobica, conferme dalla letteratura scientifica ci sono già e riguardano la possibilità di alternare momenti di impegno più intenso a momenti di defaticamento.

 

L’interval training per migliorare i risultati

«Il principio dell’interval training – assicura la specialista – è valido ed è un ottimo strumento per aiutare la persona a fare attività fisica con buoni risultati». Anche chi non può permettersi flessioni e scatti degni di Bolton, può fare tesoro di questo concetto per migliorare la forma fisica, e «se contemporaneamente adotta uno stile alimentare sobrio, integrando l’alimentazione con frutta e verdura, prediligendo carboidrati a base di cereali integrali, e il giusto quantitativo di proteine – continua la professoressa Lucini – può ricevere un ottimo supporto per controllare il peso corporeo».

Anche una forma di moto “base” come la camminata può diventare un programma di allenamento completo e che per alcune categorie di persone rappresenta un modo ideale per fare attività fisica. «Possiamo fare una camminata “strutturata”, vale a dire cercando di alternare momenti di passo veloce a rallentamenti – spiega la specialista –. Per esempio, basta una mezz’ora di camminata a intensità moderata per iniziare ad avere benefici».

 

Una camminata di benessere

Ma come trasformare la passeggiata solo rilassante in una camminata di benessere? «Tecnicamente, la camminata diventa efficace quando la frequenza cardiaca si alza (teoricamente andrebbe calcolata per ogni persona), ad esempio con una velocità di camminata pari a circa 100 passi a minuto – spiega l’esperta –, ma naturalmente molti potrebbero avere difficoltà a capire quale ritmo tenere. Per fare un esempio, la camminata “buona” è quella alla fine della quale mi sento un po’ accaldato e sudato». A questo si può poi aggiungere la lezione dell’interval training.

«Basta intervallare dei momenti di attività fisica che hanno intensità diverse – spiega la specialista – ad esempio la camminata a passo normale con quella più veloce». Con quale cadenza? «Non servono strumenti hi-tech – conclude la professoressa Lucini –, ma ad esempio basta aiutarsi con un semplice lettore mp3 e camminare a passo rapido per la durata di una canzone, vale a dire circa 3-4 minuti, per poi tornare a un ritmo meno sostenuto per altri 3-4 minuti».

 

commenti della professoressa Daniela Lucini

Responsabile della Medicina dell’Esercizio e delle Patologie Funzionali in Humanitas
e docente presso l’Università degli Studi di Milano.

 

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