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Bambini e tech, no allo smartphone prima dei 2 anni

06/07/2018

I pediatri non hanno dubbi: il cellulare non è uno strumento adatto ad intrattenere i bambini. Nonostante le linee guida siano molto chiare e prescrivano che l’uso della tecnologia per i minori è qualcosa che va limitato e controllato, sono molti i genitori che usano smartphone e tablet per “tener buoni” i propri figli. Il dottor Nuara Marco, pediatra e Neonatologo di Humanitas San Pio X, spiega perché questo comportamento è da evitare, soprattutto quando si tratta di bambini che hanno meno di 2 anni.

 

Le nuove direttive della società italiana di pediatria

Arriva per la prima volta dalla Società Italiana di Pediatria un documento ufficiale sull’uso di cellulari, smartphone, tablet nei bambini da 0 a 8 anni di età. Le linee guida degli specialisti italiani, pubblicate sull’Italian Journal of Pediatrics, sono state presentate a Roma in occasione del 74esimo congresso italiano di pediatria, proprio in un momento in cui in Francia i cellulari vengono vietati a scuola.

L’indicazione è molto chiara: no a smartphone e tablet per bambini sotto ai due anni d’età, soprattutto durante i pasti e prima di andare a dormire. Limitare l’uso dei device al massimo un’ora al giorno è quello che gli specialisti consigliano nei bambini tra i 2 e i 5 anni, mentre per quelli che hanno tra i 5 e gli 8 anni non bisognerebbe superare le due ore al giorno.

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No al telefono per stoppare pianti e capricci

In Italia 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. E il più delle volte succede che mamma e papà sono troppo spesso permissivi: il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno. Ma il documento della Società Italiana di Pediatria ne sconsiglia caldamente questo uso. In particolare è necessario che i genitori facciano attenzione ai programmi con contenuti violenti e soprattutto che non usino il cellulare come “pacificatore” dei conflitti, per sedare pianti e capricci.

“Le indicazioni non sono diverse da quelle riguardanti l’uso della televisione – spiega il dottor Marco Nuara – solo che tablet e smartphone hanno preso il posto della televisione”. “O peggio, si sommano alla televisione”. “Inoltre come avviene per il succhiotto, in inglese pacifier, l’utilizzo dello smartphone come pacificatore crea un’abitudine, in questo caso una cattiva abitudine”.

 

Il buon esempio? Deve partire dai genitori

Sono già numerose le evidenze scientifiche che mostrano come le interazioni fra l’uso eccessivo di tecnologia e lo sviluppo neuro-cognitivo, il sonno, la vista, l’udito, le funzioni metaboliche, le relazioni genitori-figli non siano di aiuto alla crescita. Al contrario è importante porre ai bambini dei limiti e trovare dei modi alternativi per intrattenerli e calmarli. “É altrettanto importante che i bambini abbiano talvolta l’opportunità di annoiarsi – aggiunge il pediatra – poiché la noia può essere l’occasione per esercitare la propria creatività”. “I genitori, tra l’altro, dovrebbero essere i primi a limitare l’utilizzo dei device e dare il buon esempio ai bambini che sono grandi imitatori – ammonisce il dottor Marco Nuara -. Gli stessi genitori, limitando l’uso dello smartphone guadagnerebbero tempo e opportunità per interagire maggiormente con i figli”.

La Società di Pediatria non vuole mettere in atto alcuna criminalizzazione delle tecnologie digitali. “Questi device non vanno demonizzati – sottolinea il dottor Marco Nuara -, possono avere molte utili applicazioni e rappresentano il presente e il futuro dei nostri figli”. D’altra parte i pediatri hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini e non possono astenersi dal segnalare i rischi documentati di un’esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet.

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