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Digital health: quando si parla di overdose tecnologica?

30/11/2018

Nei primi sei mesi del 2017 le aziende statunitensi hanno investito 3,5 miliardi di dollari nella digitalizzazione sanitaria. Un record, sia per la cifra messa in campo, che per il numero di nuove aziende che hanno deciso di affacciarsi su questo settore in costante crescita in tutto il mondo industrializzato. Ecco perché scienza e tecnologia vanno sempre più a braccetto e in ambito medico l’innovazione tecnologica sta facendo passi sempre più grandi: va dalle tecniche di diagnostica per immagini alla possibilità di stampare in 3D tessuti biologici, dall’intelligenza artificiale in grado di compiere mansioni finora eseguite dagli operatori sanitari, fino alle più semplici app (professionali e non) per il monitoraggio dei parametri vitali e per aiutare a perdere peso. Abbiamo discusso del “digital health trend” con il dottor Marco Nuara, pediatra di Humanitas.

 

Perdere peso con le app di “mobile Health”

Le app che ci aiutano a perdere peso sono in grado di fare moltissime cose: dall’inviare messaggi personalizzati (via sms o e-mail) per ricordare e motivare gli obiettivi che ci si è prefissati, ad addirittura commentare i risultati ottenuti. Un sistema di questo tipo può certamente aiutare. Diversi studi hanno messo in luce che un utilizzo costante delle app per ridurre il peso in eccesso talvolta aiuta a raggiungere un maggiore calo ponderale se il programma è inserito in un contesto clinico e seguito da uno specialista della nutrizione. La cosiddetta mobile Health potenzialmente rappresenta quindi un grande contributo, purché le app dedicate siano disegnate in modo rigoroso e validate scientificamente e che il soggetto che deve perdere peso sia sempre monitorato da un medico dietologo nel suo programma di dimagrimento. È importante sottolineare infatti che nessun dispositivo tecnologico sarà mai in grado di sostituirsi alla figura di uno specialista. È bene sottolinearlo in vista della costante crescita di questo fenomeno se, secondo uno studio condotto dal Comitato Nazionale di Bioetica, ha raggiunto le 100 mila applicazioni in commercio per la categoria “Health & Fitness”. A questa categoria costantemente in crescita appartengono tutte le applicazioni destinate a tenere sotto controllo lo stile di vita, l’attività sportiva e le calorie consumate. Il consiglio, per chi vuole prendersi cura della propria salute, resta quindi quello di rivolgersi a uno specialista e, solo in seconda battuta, a un’applicazione, avendo cura però di sceglierla con criterio e consapevolezza nell’ampio panorama di quelle proposte dal mercato.

 

Bambini e tecnologia: quali rischi per la salute?

Quali accorgimenti possono seguire i genitori? “Internet e il mondo delle app hanno rivoluzionato anche il modo di essere bambini e adolescenti – ha detto il dottor Nuara -. Ma le relazioni sempre più virtuali che possono nascere attraverso lo smartphone non sempre sono adatte ai bambini. Una ricerca dell’American Academy of Pediatrics National Conference ha spiegato quali rischi corrono i bambini a cui viene regalato il cellulare troppo presto e senza un’adeguata preparazione. Avere un cellulare fra gli 8 e gli 11 anni di età sottopone bambini e adolescenti a un maggior rischio di subire cyberbullismo. La soluzione allora potrebbe essere quella di dotare i giovanissimi di una tecnologia sufficiente a effettuare e ricevere chiamate ma non a navigare fra internet e applicazioni. Se proprio invece non si può fare a meno di regalare al proprio figlio un cellulare sarà importante dedicare tempo e spazio a una corretta educazione sull’uso di questo strumento perché anche avere un cellulare richiede una certa preparazione. Secondo gli esperti navigare in internet dovrebbe però essere sempre un’attività controllata e seguita dall’occhio vigile di un adulto, a cui spetta il compito di svelare ai più piccoli tutte le insidie della rete e i bambini dovrebbero essere sempre informati sulla possibilità che le persone che si mettono in contatto con loro online potrebbero mentire sulla loro età e sesso. Solo in questo modo i ragazzi saranno preparati al cyberbullismo che, come affermano gli psicologi, non ha minor impatto di quello subito fisicamente nella realtà. Quali sono allora i sintomi da non sottovalutare? L’isolamento costante, il troppo cellulare e la richiesta apparentemente immotivata di saltare la scuola sono fra i campanelli d’allarme che i genitori non dovrebbero ignorare se hanno a che fare con adolescenti che navigano abitualmente in rete senza controlli. I ragazzi vittima di cyberbullismo possono infatti sviluppare depressione, ansia e pensieri suicidi che solo un corretto e appropriato uso della tecnologia può prevenire ed evitare.

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Tutti i sintomi dell’overdose tecnologica

Se è vero che la rete e la tecnologia spesso semplificano la vita, il rovescio della medaglia è che dobbiamo sempre stare attenti alle conseguenze sulla nostra salute. La postura, la funzionalità delle mani, lo stile di vita particolarmente sedentario sono i “contra” di una sfrenata passione per la tecnologia che interessa sempre di più sia adulti che adolescenti. L’overdose di tecnologia potrebbe far affiorare anche i sintomi delle due principali sindromi da compressione di nervi: quella del tunnel carpale e quella del canale cubitale, così come il dormire in una posizione scomoda può far emergere l’intorpidimento o il formicolio tipici della sindrome del tunnel carpale, anche l’utilizzo del mouse potrebbe avere lo stesso effetto. Tenere per molte ore, tutti i giorni, il braccio piegato per accostare il telefono all’orecchio potrebbe causare una tensione al nervo ulnare nei soggetti che presentano un canale cubitale più stretto del livello fisiologico. Cosa fare allora per contrastare la comparsa di crampi alle dita, polsi, avambracci o a un generale indolenzimento muscolare? Il primo passo è quello di ridurre lo stress che l’utilizzo dei device tecnologici provocano a mano e polso. Fare delle pause o semplicemente modificare la propria postura quando si sta seduti davanti al pc è la cosa più importate: molte tendiniti del polso si risolvono semplicemente alzando o abbassando la sedia. Oltre alle patologie dell’arto superiore, un uso irrazionale della tecnologia può provocare anche problemi del rachide cervicale e lombare causate dalle posture scorrette e prolungate tenute durante l’utilizzo dei dispositivi. Si parla da anni di “pollice da smartphone” per indicare il dolore a carico del primo dito riconducibile all’utilizzo della tecnologia: «Si tratta di una condizione non causata direttamente dalla tecnologia ma favorita da un suo utilizzo estensivo – ha specificato il dottor Alberto Lazzerini, responsabile della Unità Operativa di Chirurgia della mano di Humanitas -. La tendinite dei flessori può evolvere infatti in quella condizione nota comunemente come “dito a scatto”, ovvero la tenosinovite stenosante caratterizzata da infiammazione cronica dei tendini delle dita e della guaina che li ricopre».

 

Un programma per disintossicarsi da internet

A Bradford, in Pennsylvania, è stata inaugurata una terapia per disintossicarsi da internet. Il costo è di 14 mila dollari per una terapia d’urto della durata di 10 giorni a cui si aggiungono 72 ore di terapia in cui è vietato l’uso di dispositivi elettronici. Ma la dipendenza da internet esiste veramente?

“Purtroppo sì, sia negli adulti sia nei bambini – afferma il dottor Nuara – È incredibile come internet abbia cambiato la vita di noi adulti e abbia conquistato la quotidianità dei nostri figli. D’altronde le potenzialità della rete sono sicuramente notevoli e affascinanti. Lo smartphone ha sostituito e semplificato molti accessori già precedentemente fondamentali nella nostra quotidianità. Se proviamo a farne a meno anche solo per un giorno ci rendiamo conto di quanto ci manchi. E noi adulti siamo sopravvissuti tanti anni senza averne avuto uno a disposizione. I nostri invece stanno crescendo insieme allo smartphone e agli altri device, li usano anche per le ricerche di scuola e in luogo della televisione. Per loro sarà impossibile un domani farne a meno. Temo che i genitori in questo possano fare poco. Possono invece educare ed informare i figli affinché non vengano coinvolti in cyberbullismo e gioco d’azzardo.”

 

Come proteggere gli occhi dalle fonti luminose artificiali

L’utilizzo di sedie ergonomiche, piani di lavoro all’altezza dei gomiti, schermi all’altezza degli occhi, può aiutare chi lavora al computer. Il futuro potrebbe riservare molte sorprese e i sistemi di scrittura e di riconoscimento vocale potrebbero prendere presto il sopravvento proprio per evitare i disagi fisici sopra citati. È destinato invece a perdurare il problema del sovraffaticamento della vista che un uso prolungato degli schermi luminosi di computer, tablet e cellulari rischia di provocare agli occhi. Difficile stabilire una soglia di utilizzo valida per tutti, ma non si dovrebbe restare incollati davanti a uno schermo per periodi troppo lunghi. Certamente non è bene superare le due ore consecutive senza staccare gli occhi dallo schermo.

«Quando l’occhio è orientato sul libro la pupilla si stringe, quando l’occhio si sposta verso la fine della pagina, o comunque verso zone più buie, la pupilla invece si allarga. Questo sforzo continuo non fa altro che affaticare l’occhio – ha spiegato il professor Paolo Vinciguerra, direttore del Centro Oculistico dell’ospedale Humanitas e docente di Humanitas University. Se si sostituisce al libro un dispositivo hi-tech l’effetto è simile -. La vista si affatica anche se si è al buio e l’unica fonte di luce è quella che proviene da un dispositivo digitale come smartphone, tablet o Pc. Così come succede quando l’occhio si sposta, anche involontariamente, dallo schermo del televisore ad aree intorno allo schermo», aggiunge il professore. Cosa può succedere agli occhi? «Possono manifestarsi sintomi da irritazione, come l’arrossamento, l’occhio può lacrimare, viene sonno più facilmente perché gli occhi non sopportano più quella fatica. Inoltre possono comparire anche sintomi che un individuo difficilmente collega a quelle pratiche scriteriate, come il mal di testa. Accade anche che, una volta rientrato in un ambiente in cui la luce sia normale, il soggetto avverta fastidio».

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