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Benessere

I prodotti omeopatici e l’effetto placebo

03/02/2020

L’omeopatia (dal greco “simile sofferenza”) è una pseudoscienza basata sul “principio di similitudine del farmaco”,  secondo il quale il rimedio per una malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli riscontrabili nella persona malata. Questa sostanza, il “principio omeopatico”, viene somministrata al malato in una dose fortemente diluita.

 

In Italia sono in molti a utilizzare prodotti omeopatici, facilmente reperibili poiché privi di effetti collaterali; eppure, la loro efficacia non è mai stata comprovata.

 

Grazie al contributo del dottor Michele Lagioia, Responsabile della Direzione medico sanitaria di Humanitas, vediamo nel dettaglio cos’è l’omeopatia, e se effettivamente possa avere qualche effetto positivo sulla nostra salute.

 

 

L’omeopatia è una pratica nata più di 300 anni fa 

L’omeopatia venne inventata da Christian Friedrich Samuel Hahnemann nel 1796. La base di partenza è il principio secondo cui l’acqua possa avere memoria delle sostanze con cui viene a contatto. Se si soffre di insonnia, ad esempio, Hahnemann sosteneva che si potesse guarire “assumendo” caffeina diluita. Si parla di farmaco omeopatico quando si supera la dodicesima diluizione (12Ch, l’unità di misura coniata dalle iniziali dell’inventore).

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Come funziona la diluizione?

Spieghiamo meglio il concetto usando di nuovo l’esempio della caffeina. Immaginiamo di avere una goccia di caffè e di rovesciarla in un litro d’acqua. La diluizione sarebbe già molto forte. Immaginiamo poi di rovesciare questo litro d’acqua in un altro litro d’acqua, e così via, per almeno 12 volte. 

Tutta quest’acqua avrà riempito una piscina: il farmaco omeopatico non è altro che quell’acqua presente in quella piscina. A livello molecolare, ovviamente, il principio attivo della caffeina è assente.

 

L’omeopatia in Europa e le parole del FNOMCeO

Dopo un anno di analisi su più di 800 studi scientifici, l’Haute Authorité de Santé (Has), equivalente francese dell’Istituto Superiore di Sanità, ha appurato che i prodotti omeopatici “non hanno dimostrato scientificamente un’efficacia sufficiente a giustificarne il rimborso”. Ciò significa che, a partire dal 2021, i rimborsi per l’acquisto di omeopatici sarà azzerato. Alla stessa conclusione sono arrivati nel 2017 i ricercatori del National Health Service britannico. 

 

In Italia quasi 9 milioni di persone, pari al 17% della popolazione, utilizza prodotti omeopatici; il 62% per curare i raffreddori; il 34% per le allergie, mentre il 31% per i problemi digestivi; il 27%  per dolori articolari e muscolari e il 26% per problemi gastrointestinali. 

 

Tuttavia, già da metà 2018 FNOMCeO, il portale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ha messo un punto alla questione. Nel loro approfondimento sull’omeopatia (reperibile per intero sul loro sito) si legge che “sebbene vi siano pubblicazioni di vari studi, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche (quella dei simili, la succussione o l’utilità delle diluizioni per potenziare i rimedi) secondo i canoni classici della ricerca scientifica. Infatti, diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici.”

 

 

I prodotti omeopatici e l’effetto placebo

Alcune persone sostengono di essere “guarite” o aver ricevuto benefici dalle cure omeopatiche: ciò può essere spiegato grazie al cosiddetto “effetto placebo”.

L’effetto placebo porta al miglioramento di un sintomo dopo la somministrazione di una sostanza inerte e che non possiede alcun effetto da un punto di vista farmacologico. L’effetto placebo si manifesta attraverso un processo complesso, che comprende fattori fondamentali, primo fra tutti la relazione medico-paziente (o infermiere-paziente), le aspettative del paziente e il contesto all’interno del quale il soggetto si predispone a rispondere a un trattamento. Essenziale è anche l’assetto psicologico del paziente, le sue esperienze, ma anche la componente genetica: alcune persone sono più predisposte di altre verso l’effetto placebo.

 

L’effetto placebo è riconosciuto da tempo, ha una base neurofisiologica e funziona anche sugli animali e sui bambini.

 

L’uso di prodotti omeopatici non è benefico per la salute né dannoso: è bene però sottolineare come il loro utilizzo ritardi o eviti il ricorso al trattamento farmacologico appropriato, con il rischio che il quadro peggiori.

 

 

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