Scompenso cardiaco, perché è utile monitorare pressione e frequenza

Lo scompenso cardiaco è una delle cardiopatie più diffuse nella terza età. È una condizione cronica per cui il paziente, dopo la diagnosi, dovrà iniziare un trattamento che durerà negli anni. Accanto a importanti variazioni nello stile di vita, dallo stop al fumo di sigaretta alla riduzione dei livelli di sedentarietà all’adesione a una dieta più salutare, bisognerà seguire scrupolosamente una terapia farmacologica. Per la durata del trattamento è importante, inoltre, che il paziente partecipi attivamente alla terapia, monitorando ad esempio la pressione arteriosa e il ritmo cardiaco da casa, come ricorda la dottoressa Daniela Pini, medico internista e cardiologo di Humanitas.

Il trattamento

Lo scompenso cardiaco è una condizione progressiva che può essere tenuta sotto controllo con un trattamento adeguato in cui rivestirà un ruolo primario la terapia farmacologica: «In caso di scompenso cardiaco a bassa frazione di eiezione la terapia prevede la somministrazione di betabloccanti, ACE inibitori, sartani e antialdosteronici fino alla recente novità del farmaco che combina due farmaci, sacubitril e valsartan», dice la dottoressa Pini.

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«Il suo scopo – continua – è di migliorare la prognosi della patologia e la qualità di vita del paziente, di ridurre la probabilità di ricoveri ospedalieri e, in definitiva, la mortalità. Nello scompenso cardiaco a conservata frazione di eiezione, invece, a oggi non esiste una terapia farmacologica che cambi la prognosi».

“Ascoltare” il cuore

Oltre ad attenersi alle indicazioni terapeutiche è bene che il paziente monitori autonomamente la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca a casa propria: «In questo modo il paziente partecipa alla gestione della terapia di una patologia cronica. Se non dovesse eseguire l’automonitoraggio potrebbe non accorgersi che qualcosa non sta andando per il verso giusto e non intervenire».

Ma perché è opportuno farlo? «La frequenza cardiaca è un obiettivo terapeutico nello scompenso cardiaco a bassa frazione di eiezione e deve mantenersi sotto i 70 battiti al minuto. In particolare in presenza di fibrillazione atriale, un’aritmia che frequentemente si associa allo scompenso cardiaco, bisogna evitare che il cuore batta troppo veloce affinchè non si affatichi ulteriormente. È inoltre importante controllare la pressione arteriosa per scongiurare il rischio che lo scompenso progredisca; ricordiamo inoltre che i farmaci usati per la terapia dello scompenso possono abbassare la pressione».

Un altro parametro importante da tenere sotto controllo è il peso corporeo: «Bruschi aumenti di peso possono suggerire un accumulo di liquidi, pertanto è bene pesarsi ogni giorno. Il controllo della frequenza e della pressione va fatto quotidianamente quando si è in fase di ottimizzazione della terapia, con l’incremento progressivo della dose di farmaci. Invece a regime, quando lo scompenso è stabile, il monitoraggio può essere anche settimanale».

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Infine bisogna prestare attenzione anche ai livelli di potassio: «Il consiglio che si dà ai pazienti è quello di ridurre l’apporto di sale, quindi di sodio, con la dieta. Attenzione però ai suoi sostituti acquistabili in farmacia che contengono potassio i cui livelli tendono già ad aumentare a seguito della terapia farmacologica. In base alle condizioni del paziente il medico curante saprà dare le indicazioni più adeguate a tal proposito», conclude la dottoressa Pini.