Fermenti lattici: aiutano davvero l’intestino?

“Favorisce l’equilibrio della flora intestinale” è un’espressione spesso associata ai probiotici, detti più comunemente “fermenti lattici” in quanto fermentano l’acido lattico. Non basta questo però a ritenere che la loro assunzione possa giovare al nostro intestino; proviamo a sfatare alcuni falsi miti che circolano intorno ai probiotici grazie al contributo del professor Silvio Danese, gastroenterologo e responsabile della Sezione Autonoma di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali in Humanitas Milano.

Cosa sono i probiotici e a cosa servono?

«Per l’Organizzazione mondiale della sanità i probiotici sono “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”.
Secondo le linee guida della FAO/OMS, sono definiti probiotici solo quei microrganismi di origine umana e che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo. Infatti, anche dal punto di vista etimologico, la parola “probiotico” deriva dalla preposizione latina pro (“a favore di”) combinata con l’aggettivo greco βιωτικός (biotico), derivante a sua volta dal sostantivo βίος (bios, “vita”)».

I probiotici possono aiutare la flora intestinale?

«La flora intestinale gioca un ruolo chiave nel mantenimento della salute del tratto gastroenterico e una sua alterazione è stata associata a numerose patologie.
I probiotici sono stati utilizzati con lo scopo di manipolare la flora intestinale, chiamata tecnicamente “microbiota intestinale” e di ripopolare una flora intestinale potenzialmente danneggiata.
Studi clinici recenti hanno valutato l’efficacia terapeutica dei probiotici in patologie come l’intestino irritabile, la diarrea associata all’uso degli antibiotici o ad alcune infezioni del tratto gastroenterico come il Clostridium difficile, nella malattia diverticolare del colon o nelle malattie infiammatorie croniche intestinali».

I probiotici sono tutti uguali?

«I fermenti lattici non sono tutti uguali. Ogni probiotico ha delle caratteristiche individuali che lo rendono unico e dunque ogni preparazione commerciale è diversa dall’altra. In alcuni casi sono presenti in diverse associazioni di ceppi e questi mix possono avere efficacia clinica grazie alla combinazione di diverse attività di ogni singolo ceppo».

Come i probiotici vengono impiegati nella pratica clinica?

«L’evidenza maggiore è rappresentata dagli studi clinici nelle malattie infiammatorie croniche intestinali quali morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa.
Il probiotico E. Coli Nissle 1917 è per esempio impiegato con successo nei pazienti con rettocolite ulcerosa lieve o moderata. Uno studio clinico ha infatti dimostrato che questo ceppo equivale alla mesalazina nel mantenere la remissione clinica in pazienti con colite ulcerosa lieve-moderata e nel prevenire le riacutizzazioni di malattia.
La miscela di probiotici chiamata VSL#3, costituita da 8 diversi ceppi di probiotici, è associata a beneficio clinico quando utilizzata come terapia aggiuntiva alla terapia standard in pazienti con rettocolite ulcerosa lieve o moderata. Inoltre, l’evidenza clinica dimostra che i pazienti con rettocolite dopo intervento di colectomia sono in grado di prevenire episodi di pouchite (la pouch è un neo-retto che viene ricostruito da chirurgo quando si asporta l’intero colon di questi pazienti, e la pouchite è una complicanza di questo intervento) se trattati con la stessa miscela di probiotici.

La manipolazione del microbiota intestinale, oltre che con l’uso dei probiotici, può avvenire mediante il cosiddetto trapianto di flora intestinale. Studi recenti hanno dimostrato per esempio che il trapianto di flora intestinale sana in soggetti affetti da infezione ricorrente da Clostridium difficile, una grave ifnezione opportunistica potenzialmente letale, è curativa in oltre il 90% dei casi, suggerendo che la manipolazione della flora può essere di successo se avviene con molteplici componenti allo stesso tempo. Tale strategia terapeutica al momento è in fase di sperimentazione in molte altre patologie come le malattie infiammatorie croniche intestinali, l’obesità o il diabete.

Siamo solo all’inizio di una nuova era scientifica in cui la conoscenza della flora intestinale e la sua manipolazione potrebbe rispondere a molti dei bisogni terapeutici in molteplici patologie».