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Cervello e musica, questione di spie

17/09/2014

È tutta una questione di interruttori, alcuni devono essere accesi, altri spenti. Benvenuti nel regno dell’improvvisazione musicale visto sotto la lente d’ingrandimento delle neuroscienze.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica, infatti, è possibile dare risposte sempre più chiare e precise sul rapporto fra musica e cervello. Con la Risonanza Magnetica, gli studiosi sono in grado di “vedere” all’opera le aree del cervello coinvolte in attività non solo motorie ma anche neuro-cognitive come ad esempio l’ascolto, la composizione ma anche l’improvvisazione della musica.

Da qui nasce l’incontro “Alla ricerca del rapporto tra l’improvvisazione musicale e l’elaborazione cerebrale” cui parteciperanno il professor Giuseppe Scotti, Neuroradiologo di Humanitas e Marco Riva, specializzando in Neurochirurgia, in programma sabato 20 settembre presso il “Piccolo Teatro Grassi” alle 14.30 nell’ambito dell’ottava edizione del Festival MITO SettembreMusica dedicato alla musica internazionale.

 

Esplorare il cervello anche nelle sue funzioni

Sull’onda di alcune ricerche uscite in questi ultimi anni, il Neuro-radiologo americano di origine cinese Charles Limb della Johns Hopkins University, si è fatto costruire una tastiera a-magnetica di plastica per poterla introdurre all’interno della Risonanza Magnetica. Successivamente ha coinvolto una serie di jazzisti abituati a fare jam sessions, quindi avvezzi all’improvvisazione e li ha lasciati liberi di esprimersi. Lo studioso ha così potuto osservare che ci sono aree del cervello specifiche che si attivano (ovvero quelle frontomesiali dedicate all’improvvisazione) e aree che per poter lasciare libero spazio alla creatività vengono inibite (ovvero quelle dedicate alla criticità e alla razionalità del soggetto). Bisogna, dunque, liberare alcune zone del cervello perché possano lasciare liberi di creare.

“Le Neuroscienze, le tecniche neuro-radiologiche e le tecniche di Neuroimaging, oggi consentono di esplorare il cervello nella sua funzione e non solo nella sua struttura, ovvero riusciamo quasi a capire, ma non ci siamo ancora, che cosa sta alla base dei processi della creatività in generale (non solo musicale ma anche grafica, verbale) partendo proprio dalla musica”, dice il professor Scotti.

 

Il libro “Quale provvidenza”

Il professor Giuseppe Scotti è anche autore del libro “Quale provvidenza?” appena pubblicato sulla Neuroradiologia contemporanea, appena pubblicato dalla casa editrice Sedizioni, in cui racconta la sua ventennale esperienza al San Raffaele.

Clicca qui per avere informazioni sul testo.

 

 

 

 

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