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Cure e farmaci

Come cambia la cura con l’arrivo del 5G

11/06/2019

Il 5G non sarà una rivoluzione soltanto per le telecomunicazioni; aprirà una nuova stagione anche per l’assistenza sanitaria, grazie ai punti forti di questa tecnologia: capacità, velocità di risposta del sistema e personalizzazione. Oltre all’impatto sulle cure, ne beneficerà anche la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale che risente, per i costi, dell’invecchiamento della popolazione e della crescente incidenza delle patologie croniche.

 

Il 5G: servizi più veloci e più complessi

Recuperare le funzionalità dopo un ictus attraverso la realtà virtuale; interagire con i neonati ospitati nelle incubatrici; monitorare il periodo di convalescenza con dispositivi indossabili intelligenti. Sono alcune delle potenzialità della rete mobile di quinta generazione. Con la telemedicina si potranno tenere sotto controllo da remoto i pazienti a rischio, perché con l’infrastruttura 5G l’utilizzo di software di intelligenza artificiale che analizzano i dati dei pazienti in tempo reale risulta più semplice e affidabile. Strumentazioni e algoritmi intelligenti basati su grandi set di dati non possono, infatti, fare affidamento sulla natura fragile delle reti 4G o sulla larghezza di banda domestica. La tecnologia 5G segnerà una svolta in ambito sanitario non soltanto perché garantirà molta più banda e maggiore velocità rispetto a oggi, ma proprio perché sarà in grado di gestire servizi molto più complessi.

 

Telemedicina, interventi in realtà virtuale e da remoto

Secondo uno studio di Market research future, il mercato della telemedicina dovrebbe crescere a un tasso annuale del 16,5% da qui al 2023. Inoltre, secondo gli esperti, la maggiore capacità del 5G rispetto alle attuali reti wireless consentirà, grazie ai ristrettissimi tempi di risposta, di realizzare davvero la telechirurgia. Stando a fonti locali i primi a cimentarsi sarebbero stati i cinesi: lo scorso gennaio un chirurgo ha rimosso il fegato di un animale da laboratorio a circa 50 chilometri di distanza usando il robot da Vinci e la rete 5G; a marzo, in un ospedale di Pechino, sarebbe stato eseguito un intervento chirurgico al cervello su un paziente a 3000 chilometri di distanza. La rete 5G ha risolto problemi come il ritardo dell’immagine e del telecomando sperimentato con la rete 4G, garantendo un funzionamento quasi in tempo reale; fattore, questo, che limita la possibilità di errori e consente al chirurgo di lavorare come se fosse effettivamente nello stesso ambiente. Ma vantaggi ci saranno anche per la diagnostica, visto che Pet, risonanza magnetica e altre tecniche di imaging generano file di dimensioni difficili da inviare oggi a uno specialista, mentre con il 5G, appena terminato l’esame, l’analisi diagnostica potrà cominciare subito.

 

In Italia oltre 10 miliardi di investimento

Nel nostro Paese, fra i primi servizi disponibili con il 5G, ci saranno l’assistenza medica a domicilio e la telemedicina. Secondo l’Agenda digitale italiana i servizi di eHealth vedranno un incremento di finanziamenti pubblici da 2 a 7,8 miliardi di euro, per arrivare nel 2020 a un impegno complessivo di quasi 10,2 miliardi. A Milano, per i pazienti affetti da scompenso cardiaco, Vodafone con l’Istituto Clinico Humanitas, la startup L.I.F.E. e l’azienda tecnologica Exprivia Italtel, ha lanciato un progetto di IOMT (Internet of medial things) per monitorare lo stato di salute in tempo reale da casa grazie al 5G e indumenti dotati di sensori continuamente attivi. Sempre a Milano, Vodafone con l’Ospedale San Raffaele, Croce Rossa e Azienda regionale emergenza urgenza (Areu) sta sperimentando un’ambulanza connessa 5G, dotata di smart glasses e intelligenza artificiale pensata soprattutto per le persone colpite da ictus per garantire loro il soccorso in minor tempo possibile. Al sud una prima sperimentazione di telemedicina per la diagnosi remota e il monitoraggio a distanza dei parametri vitali dei pazienti onco-ematologici è stata avviata nel reparto di ematologia e terapia cellulare dell’Ircss Giovanni Paolo II di Bari. Il modello di home care riduce al minimo, se non elimina addirittura, gli accessi in ospedale, mentre per i controlli è stata allestita un’unità mobile su un furgone attrezzato e connesso in 5G: gli infermieri portano al domicilio del paziente gli strumenti medici per le visite necessarie e, dal furgone stesso, i risultati sono trasmessi all’ospedale.

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