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Big data e diagnosi precoce: una rivoluzione medico-sanitaria

03/10/2018

Ha già da tempo un ruolo molto importante nella lotta contro le principali patologie, ma oggi la tecnologia si sta affermando sempre di più anche nel settore medico sanitario. In che modo? Lo sviluppo di dispositivi in grado di raccogliere un volume impressionante di dati medici e parametri biometrici, i cosiddetti “big data”, rappresentano una sfida e un’opportunità nel settore della diagnosi precoce così come in quello della ricerca medica. Insieme al dottor Andrea Carlo Lonati, assistente della direzione sanitaria di Humanitas, abbiamo parlato dei casi di Apple Heart Study e del software usato a Milano durante l’Expo 2015.

 

Big data, quali risorse?

Molti esperti teorizzano che i big data possono essere siano stati in grado di fornire spunti davvero interessanti per sostenere la lotta contro le malattie infettive e cronico degenerative. Se è vero che la tecnologia in questi casi non può fornire una cura, questo non significa che non sia in grado di essere di grande aiuto nella diagnosi precoce o, addirittura, nella prevenzione della malattia stessa.

Per le malattie infettive, estrapolando i dati provenienti da internet è possibile infatti sia analizzarli che processarli in un formato che permetta di metterli a confronto anche a livello geografico, permettendoci per esempio di capire come una malattia si stia diffondendo o si sia diffusa o ottenere informazioni precise e concrete, come ad esempio definire il luogo in cui inviare le squadre di pronto intervento. Quando vengono strutturati e incrociati nel modo corretto, i dati hanno il potenziale di isolare situazioni inaspettate, individuare lacune informative e rappresentare uno strumento indispensabile per gli operatori sanitari.

Nella diagnosi precoce e prevenzione delle malattie cronico degenerative, l’avvento dei dispositivi wearable (ovvero indossabili), può fornire invece un supporto interessante anche a distanza, come è avvenuto con l’Apple Heart Study.

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Expo, ovvero un esempio di epidemiologic intelligence

L’esposizione universale del 2015 ha dato a Regione Lombardia la possibilità di sperimentare un avanzato sistema di intelligence epidemiologica grazie ad un programma chiamato “Medical Information System”. Grazie a questa piattaforma di sorveglianza completamente automatica è stato possibile effettuare un monitoraggio delle malattie infettive e degli agenti biologici che hanno impattato sulla salute pubblica all’interno di un fenomeno come Expo, che si è guadagnato l’appellativo di “mass gathering” per i volumi di pubblico che lo hanno frequentato.

Il sistema ha utilizzato, incrociato e prodotto big data provenienti da fonti informative diverse, permettendo di implementare le strategie di controllo.

 

Il caso Ebola e gli altri utilizzi in Africa

Nel caso dell’Ebola i big data hanno giocato un ruolo importante. Sommando e comparando i dati relativi alle infezioni con quelli sui tassi di mortalità, la società Qlik, tramite un’apposita applicazione, ha fornito la possibilità di visualizzare i numeri dei decessi in ciascuna regione, confrontandoli con il numero di persone contagiate e determinando il trend di diffusione. Aggiungendo i dati relativi agli interventi medici, è stato anche possibile valutare l’efficacia delle misure di prevenzione e quanto queste abbiano frenato i livelli di contagio.

Un altro caso in cui i big data hanno fatto la loro parte è quello che ha visto i ricercatori impegnati nell’utilizzo dei dati per monitorare la diffusione della malaria in Kenya e per prevedere quali aree sarebbero state colpite con più probabilità nel futuro. Questa modalità di lavoro permette inoltre di servirsi delle informazioni che è possibile raccogliere con la telefonia mobile, semplicemente monitorando le chiamate in uscita ed in entrata e localizzando la posizione dei dispositivi per capire come si spostano le persone e con chi restano in contatto. Questo genere di informazioni può facilitare gli aiuti e le organizzazioni sanitarie a decidere dove e come meglio agire.

 

Apple Heart Study e la raccolta dati a distanza

Si tratta di uno dei più grandi studi mai creati e ha visto la collaborazione dei ricercatori di Stanford Health e di Apple. Attraverso l’Apple Watch, il dispositivo indossabile che permette di monitorare anche il battito cardiaco, l’Apple Heart Study è riuscito a raggiungere un grandissimo numero di partecipanti su tutto il territorio statunitense. L’avvento delle nuove tecnologie, anche mediante l’utilizzo di dispositivi connessi a Internet, permette infatti di condurre indagini a distanza, senza che il paziente sia fisicamente presente e ora l’enorme mole di dati acquisiti verrà analizzata dai ricercatori.

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