In Salute

Caduta dei capelli: quando serve la visita tricologica?

11/09/2022

I capelli sono molto importanti sia in termini di autostima, sia per la creazione dell’immagine di sé.

Quando però si notano delle anomalie, l’istinto è quello di rivolgersi al parrucchiere, per sapere quale shampoo potrà aiutarci, o al farmacista, per ricevere consigli sui migliori integratori.

 

Eppure, è il dermatologo la persona a cui rivolgersi quando si hanno dubbi sulla salute dei capelli. Lo specialista, infatti, è l’unica persona in grado di capire se dietro alla caduta si nasconde una patologia, e può intervenire tempestivamente con la terapia adatta prima che la problematica diventi grave. Non solo: può anche rassicurare il paziente se si tratta di un disturbo temporaneo, e insegnare come gestirlo, anche modificando leggermente il proprio stile di vita.

Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Cristina Zambelli Franz, dermatologa di Humanitas San Pio X. 

 

Quando fare una visita tricologica?

Recarsi dal dermatologo è fondamentale quando si inizia a notare una caduta maggiore dei capelli, quando il cuoio capelluto risulta desquamato o si sente intenso prurito, quando i capelli sono più sottili e opachi. Inoltre è bene fare una visita in caso di alopecia androgenetica – calvizie – presente in famiglia. 

Lo specialista indagherà quindi le cause delle anomalie dei capelli e del cuoio capelluto e, in caso di alopecia androgenetica, potrà capire se la persona ha ereditato la predisposizione a questa patologia. 

In caso di familiarità, è importante eseguire una visita già intorno ai 18-20 anni di età, quando l’alopecia androgenetica, in particolare quella maschile, inizia a manifestarsi.  

Lo specialista va contattato anche in caso di disturbi temporanei, come la dermatite seborroica (forfora).

 

Come funziona la visita tricologica?

La visita tricologica avviene in tre fasi: l’anamnesi, l’esame obiettivo e la dermatoscopia.

 

Nell’anamnesi, lo specialista raccoglie i dati del paziente per individuare quali fattori possono avere influito sul problema, come ad esempio ereditarietà, stili di vita, stress intenso, assunzione di farmaci, recenti malattie infettive o interventi chirurgici, post partum.

 

L’esame obiettivo prevede l’ispezione del cuoio capelluto per vedere se è arrossato e/o desquamato, dopodiché valuta lo stato dei capelli, a seconda che siano lucenti, opachi o spezzati. Alla fine dell’esame obiettivo si effettua il pull-test, ovvero si tirano delle ciocche di capelli dalla zona frontale, parietale e occipitale: se si staccano più di 6 capelli, il test viene considerato positivo e si deduce la presenza di una perdita anomala di capelli. 

L’ultima fase dell’esame è la dermatoscopia, durante la quale viene utilizzata una lente particolare per ispezionare il cuoio capelluto, cosa che permette di vedere una serie di patologie e disturbi, come un eventuale assottigliamento dei capelli (miniaturizzazione) causato dal rimpicciolimento del follicolo pilifero (segno tipico dell’alopecia androgenetica). 

Nella dermatoscopia si possono notare anche una eventuale desquamazione attorno al follicolo pilifero (cheratosi perifollicolare) che è il segno di una malattia infiammatoria, il lichen follicolare, che provoca la cicatrizzazione del follicolo.

Inoltre, in caso di puntini neri in corrispondenza del follicolo pilifero o dei capelli molto corti, con fusto spesso – segni che i capelli sono in qualche modo impossibilitati a crescere – si potrebbe essere di fronte ad alopecia areata

L’alopecia areata è una patologia autoimmune in cui vengono prodotti anticorpi contro il follicolo pilifero che impediscono la crescita dei capelli in alcune aree (chiazze alopeciche), ma può coinvolgere anche altre zone pilifere (barba, ciglia, sopracciglia, ecc.) o addirittura tutto il cuoio capelluto (alopecia areata totale) o tutto il corpo (alopecia areata universale).

Dopo le tre fasi, tutte le informazioni necessarie per una diagnosi precisa e la prescrizione di una terapia adeguata alla situazione del paziente sono disponibili.

 

Caduta dei capelli: quali esami sono utili? 

Nel caso ci fosse solo la perdita dei capelli senza altri segni che possano indicare la presenza di una patologia del cuoio capelluto, al paziente verrà richiesto di sottoporsi ad alcuni esami del sangue, come l’esame emocromocitometrico per capire se la persona soffre di anemia, diminuzione di emoglobina e globuli rossi, oppure la sideremia e la ferritina per evidenziare una eventuale carenza di ferro. 

Altri tipi di esami prescrivibili sono il dosaggio del TSH (ormone stimolante la tiroide) e gli anticorpi antitireoperossidasi per escludere che l’indebolimento dei capelli sia dovuto a ipotiroidismo. 

Nelle persone più anziane o affette da varie patologie, viene consigliato anche il controllo della funzionalità di fegato e reni.

 

Le cause della caduta dei capelli a 40-50 anni

Intorno ai 40 e 50 anni, il bulbo pilifero invecchia, e il volume dei capelli può risultare ridotto anche senza nessuna patologia. Questa tendenza può peggiorare a causa di mancanza di sonno, alimentazione scorretta, stress. 

In questi casi, oltre al modificare lo stile di vita, lo specialista può consigliare di effettuare un ciclo di biostimolazione del cuoio capelluto con acido ialuronico per ringiovanire il bulbo, in aggiunta  eventualmente all’uso di lozioni e integratori.

Un’anomala caduta di capelli, infine, può dipendere anche da esperienze stressanti, come parto, anestesia generale, terapie antibiotiche ad alto dosaggio, ma anche da Covid-19: in questi casi, dato che non c’è una patologia sottostante che e sta impedendo ai capelli di crescere, il problema tende a risolversi da solo.

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