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Riabilitazione

Tendinopatie: un aiuto dalle Onde d’Urto

16/11/2020

Con il termine “tendinopatie” intendiamo, in generale, tutte quelle patologie che riguardano i tendini, sia di tipo degenerativo, che infiammatorio o anche misto.

Sono patologie che possono compromettere non poco il movimento (sia per le attività quotidiane che sportive), ma fortunatamente possono venire in aiuto le Onde d’Urto, in associazione al percorso riabilitativo.

Ne parliamo con la dottoressa Maria Cristina D’Agostino, specialista ortopedico e fisiatra, responsabile del Centro Terapia e Ricerca Onde d’Urto dell’Istituto Clinico Humanitas.

Cosa possiamo fare per i nostri tendini prima delle Onde d’Urto?

I tendini sono le parti anatomiche di collegamento fra i muscoli e le diverse parti ossee dello scheletro, con funzione biomeccanica di trasmissione del movimento. Non sono però semplici “corde”, ma strutture vitali e “delicate”, che per cause di diversa origine possono ammalarsi. Vi sono infatti patologie di carattere sistemico (metaboliche, endocrine e immuno – reumatologiche), che, insieme ai fattori biomeccanici, possono contribuire all’insorgenza di una tendinopatia.

Per il benessere dei nostri tendini, risultano quindi molto importanti alcune strategie fondamentali: prevenzione, corretto inquadramento diagnostico e tempestività della terapia.

Premesso che l’intervento riabilitativo fisiokinesiterapico (esercizi specifici guidati dal fisioterapista) è comunque fondamentale per la guarigione di un tendine “sofferente”, nelle fasi precoci di una tendinopatia, con prevalente aspetto infiammatorio, riposo, ghiaccio, FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e terapie fisiche possono talora essere risolutivi.

Nelle fasi più avanzate (o croniche), invece, risulta di vitale importanza programmare un cosiddetto percorso terapeutico integrato, in cui la terapia con Onde d’Urto ha un ruolo cardine per accelerare la risoluzione del quadro clinico e il recupero funzionale. 

In cosa consistono le Onde d’Urto?

Le Onde d’Urto sono stimolazioni acustiche (onde sonore) che, attraverso un’azione “micro-meccanica” sui tessuti, sono in grado di evocare benefiche reazioni biologiche, responsabili degli effetti terapeutici. 

Attualmente rappresentano il “gold standard” fra le stimolazioni biofisiche strumentali.   

A differenza delle applicazioni per la calcolosi renale, le Onde d’Urto non hanno alcuna azione di tipo destruente, bensì di regolazione dei processi infiammatori, che possono essere spenti, con associata azione analgesica

Inoltre, se su osso e cute l’azione delle Onde d’Urto è anche di tipo rigenerativo propriamente detto (per azione di neoangiogenesi e stimolo delle cellule staminali), per i tendini (che non possiamo a oggi rigenerare) si può comunque avere un miglioramento dello stato di salute degli stessi, con eccellenti risultati funzionali.

Come anticipato, le Onde d’Urto devono essere inserite nel contesto di un “progetto terapeutico integrato”, sempre associate a un percorso riabilitativo, preferibilmente personalizzato, in funzione delle caratteristiche del paziente, dello stadio della tendinopatia, delle potenzialità riabilitative e del suo stato di salute generale. 

Quando ricorrere alle Onde d’Urto?

In generale, sarebbe indicato ricorrere alle Onde d’Urto in caso di insuccesso di altre terapie (incluse le strumentali). In realtà, negli anni più recenti e soprattutto per alcune tendinopatie particolarmente severe e/o refrattarie alla guarigione (per esempio dell’Achilleo), è preferibile intervenire con le Onde d’Urto anche precocemente, in modo da accelerare il processo di guarigione. Particolarmente apprezzate dagli sportivi (ma non solo) per gli interessanti risultati terapeutici, hanno un’ampia possibilità di applicazione, in quanto sono pressoché prive di effetti collaterali e con veramente minime controindicazioni.

Quali sono i vantaggi delle Onde d’Urto?

Le Onde d’Urto presentano diversi indubbi vantaggi: sono efficaci, sicure, non invasive, ripetibili e associabili ad altri tipi di trattamento, sia locale (per esempio infiltrazioni con acido ialuronico o fattori di crescita autologhi), sia sistemico (nutraceutici); spesso rappresentano l’ultima spiaggia prima di un intervento chirurgico.

Inoltre, se correttamente applicate, con perizia professionale e apparecchiature idonee, risultano ben tollerate e prive di effetti collaterali. 

Un dettaglio molto importante su cui informare il paziente è che l’effetto terapeutico non è immediato: ciascun ciclo di terapia è costituito da tre sedute (con cadenza circa settimanale) e, poiché le reazioni biologiche richiedono tempo per manifestarsi, gli effetti terapeutici potranno essere valutati correttamente solo a distanza di diverse settimane, fino anche 2 – 3 mesi.

 

 

 

 

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