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Malattie infettive

Aids, infezione in aumento in 50 Paesi

18/08/2018

L’allarme è stato lanciato dalle Nazioni Unite: benché i decessi siano in calo e sotto la soglia del milione e benché il numero di persone che hanno accesso a terapie sia in aumento (21,7 milioni nel 2017), i progressi della lotta all’Aids sono ancora troppo lenti. Le nuove infezioni sono in aumento in almeno 50 Paesi e il ritmo dei progressi per sconfiggere l’epidemia non sta al passo con gli obiettivi fissati dal rapporto dell’Onu per il 2020. Ne abbiamo parlato con il professor Domenico Mavilio, immunologo responsabile dell’Unità di Immunologia Clinica e Sperimentale in Humanitas e docente presso l’Università Statale degli Studi di Milano.

 

“Un lungo cammino resta da percorrere”

L’omonimo programma congiunto dell’Onu sull’Hiv/Aids ha definito quello verso la lotta al virus “un lungo cammino resta da percorrere”. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite intere regioni sono in ritardo, gli enormi progressi compiuti per i bambini non sono durevoli, le donne sono ancora colpite in modo sproporzionato, le risorse non corrispondono agli impegni presi e popolazioni chiave continuano ad essere ignorate. Lo ha affermato il direttore esecutivo dell’Unaids, Michel Sidibé. Secondo il rapporto, che cita dati relativi al 2017, nel mondo 36,9 milioni di persone vivono con il virus Hiv, di queste 21,7 milioni hanno accesso alle cure, le nuove infezioni sono state 1,8 milioni e le morti 940.00.

 

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Giovani più a rischio: l’unica terapia per ora resta la prevenzione

Erano gli anni ’80 quando si cominciò a parlare di AIDS e di prevenzione contro il contagio dal virus HIV. Sono trascorsi più di trent’anni ma l’emergenza per l’HIV, il virus responsabile della sindrome da immunodeficienza chiamata AIDS, non è ancora finita, soprattutto tra i giovani. Il dato ancora più sorprendente, è che il numero di contagiati dal virus HIV è in crescita in Asia e Europa mentre scendono anche del 40% nei Paesi in via di sviluppo dove le campagne per la sensibilizzazione e prevenzione contro l’AIDS sono ancora molto attive.
“In particolare il problema riguarda i giovani – ha spiegato Mavillio -: infatti solo una piccola percentuale di malati di AIDS ha un’età superiore ai 50 anni, a significare il successo delle campagne di prevenzione contro il contagio da HIV fatto negli anni ’80 è servito a creare cultura alla prevenzione. In Italia, per esempio, è diminuita l’attenzione verso questa malattia, soprattutto tra i giovani. Molti di loro si infettano con il virus dell’HIV e non lo sanno, non se ne accorgono, e diffondono il virus tra i loro coetanei. Sono gli stessi giovani i più grandi vettori del virus HIV, la loro inconsapevolezza è il problema maggiore. Non conoscono l’AIDS e i suoi effetti e si rendono conto di essere stati infettati dall’HIV molte settimane o mesi dopo dall’infezione acuta, avendo nel frattempo contribuito a diffondere il virus ad altri giovani. L’unica terapia definitiva efficace per l’HIV al momento attuale è la prevenzione”.

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