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Cure e farmaci

Fegato grasso, in Humanitas testato un nuovo farmaco

01/04/2019

Spesso legato ad altri disturbi quali il sovrappeso e l’obesità, il cosiddetto fegato grasso, chiamato anche steatoepatite non alcolica o NASH, è una patologia molto diffusa in Italia: ne soffre almeno il 20% degli italiani. I principali imputati, oltre alla scarsa attività fisica e alla dieta ipercalorica, sono anche i cibi industrializzati con alto tasso calorico e lipidico. Un nuovo farmaco però è arrivato in aiuto di questi pazienti. Lo ha raccontato ad Humanitas Salute il Professor Alessio Aghemo, responsabile dell’Unità operativa di Epatologia in Humanitas.

 

Contro il fegato grasso un nuovo farmaco da affiancare alla perdita di peso

“Ad oggi, chi soffre di fegato grasso deve intervenire innanzitutto sulla perdita di peso – ha spiegato Aghemo -: questa è da ottenere sia tramite l’aumento dell’attività fisica e con alcune modifiche del proprio regime alimentare”. Purtroppo questo tipo di misure porta a effetti limitati nel tempo e spesso solo temporanei: per questo appare essenziale affiancare i trattamenti farmacologici efficaci per questa patologia. Fra i nuovi studi in corso per questa classe farmacologica sono emersi di recente dati positivi rispetto ai trattamenti con l’acido obeticolico (OCA): “Si tratta di un farmaco già disponibile in commercio per la colangite biliare primitiva (PBC) nei centri prescrittori come Humanitas”, ha precisato il Prof. Aghemo.

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Gli studi in Humanitas

In Humanitas la responsabile degli studi su questo farmaco è la professoressa Ana LLeo de Nalda, dell’Unità Operativa di Medicina Generale ed Epatologia. Sarà lei a presentare i primi risultati dello studio “Regenerate” al Congresso Europeo di Epatologia a Vienna, ad aprile. “La ricerca ha coinvolto 931 pazienti con NASH, con fibrosi in stadio 2 o 3, sono stati inclusi nello studio e randomizzati a trattamento con OCA 10 mg, oppure OCA 25 mg oppure placebo”, ha spiegato la professoressa. “L’analisi ad interim, dopo i primi 18 mesi di trattamento, ha mostrato una riduzione significativa della fibrosi nei pazienti trattati con OCA”.  “L’acido obeticolico viene regolarmente usato nel nostro Centro per i pazienti con colangite biliare primitiva che non rispondono alla prima linea di terapia e ha un ottimo profilo di sicurezza: si assume per via orale ed è tollerato bene dai pazienti – ha concluso la professoressa -. I risultati dello studio Regenerate sembrano prospettare per la prima volta un trattamento per i pazienti con NASH”.

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