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Dolore cronico

Fibromialgia, dalla fisica arriva una nuova chiave di lettura

22/03/2018

Un nuovo studio rileva che i pazienti con fibromialgia, una condizione patologica caratterizzata da dolore diffuso e cronico, hanno reti cerebrali più sensibili delle persone sane. Questa anormale ipersensibilità, chiamata sincronizzazione esplosiva, è stata studiata dai ricercatori dell’Università del Michigan e della Pohang University of Science and Technology nella Corea del Sud. Parliamo degli esiti della ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports. Ne parliamo con Carlo Selmi responsabile di Reumatologia ed Immunologia Clinica di Humanitas e docente dell’Università di Milano.

 

Una base biologica

La fibromialgia colpisce il 2-4% della popolazione generale, in netta prevalenza il sesso femminile, e invariabilmente si associa alla negatività di qualsiasi test diagnostico o strumentale disponibile. “Per la prima volta una ricerca dimostra che l’ipersensibilità sperimentata da pazienti con dolore cronico può derivare da reti cerebrali ipersensibili”, ha affermato uno degli autori, Richard Harris, Ph.D. e professore associato di anestesiologia presso la Michigan Medicine con il Chronic Pain e Fatigue Research Center.

In presenza di “sincronizzazione esplosiva”, un piccolo stimolo può portare a una reazione sincronizzata dai risvolti drammatici. Si tratta di fenomeno che è stato studiato a lungo in fisica piuttosto che in medicina e secondo i ricercatori sarà una strada promettente da esplorare nella continua ricerca delle cause della fibromialgia.

Contrariamente al normale processo di collegamento graduale dei diversi centri cerebrali dopo uno stimolo, i pazienti con dolore cronico hanno condizioni che li predispongono a connessioni di tipo esplosivo, simili alle dinamiche delle reti elettriche sovraccaricate.

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I risultati “elettricamente instabili” dei test

I ricercatori hanno registrato l’attività elettrica nel cervello di 10 partecipanti di sesso femminile con fibromialgia. I risultati dell’EEG di riferimento hanno mostrato reti cerebrali ipersensibili e instabili e una forte correlazione tra il grado di sincronizzazione esplosiva e l’intensità auto-riportata di dolore cronico segnalata dai pazienti al momento del test EEG.

Il team di ricerca e i collaboratori di Lee nella Corea del Sud hanno quindi utilizzato modelli informatici dell’attività cerebrale per confrontare le risposte di stimolo dei pazienti con fibromialgia alle condizioni normali. Come previsto, in presenza di fibromialgia di verificava una maggior sensibile alla stimolazione elettrica.

 

Scenari terapeutici possibili

Gli esiti della ricerca potrebbero guidare i futuri trattamenti per la fibromialgia. Il fenomeno della sincronizzazione esplosiva può infatti essere studiato al di fuori del cervello, con l’ausilio di un computer in modo che i ricercatori abbiano la possibilità di testare la dinamica in corso utilizzando le spiegazioni per elaborare terapie di modulazione cerebrale non invasive per curare il dolore cronico. Occorre però incoraggiare cautela in quanto questi trattamenti sono oggi solo teorici.

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