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Cuore e sistema cardiovascolare

Cuore, quali conseguenze in caso di pericardite?

14/02/2018

Il cuore è un muscolo ricoperto e protetto da un “sacco” poco distensibile, il pericardio. Se questa struttura va incontro a un processo infiammatorio si è in presenza di pericardite. Ma quali conseguenze ha sulla funzionalità del cuore e sul benessere cardiovascolare? L’abbiamo chiesto alla dottoressa Daniela Pini, medico internista e cardiologo di Humanitas.

Il pericardio è formato da due membrane separate da un sottile strato di liquido. Quando si sviluppa la pericardite le due membrane si infiammano e la quantità di liquido che le separa può aumentare, arrivando, in alcuni casi, a comprimere il cuore.

Anche un infarto può causarla

La pericardite è, nella maggior parte dei casi, causata da un’infezione virale, mentre in rari casi può essere causata da batteri o da altri organismi patogeni. L’infiammazione del pericardio può anche essere conseguenza di altre patologie, come tumori, insufficienza renale o patologie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico.

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La pericardite può essere conseguenza di malattie cardiovascolari? «Raramente l’infiammazione del pericardio può essere il risultato di un infarto del miocardio», risponde la dottoressa Pini. «Si parla a tal proposito di pericardite epistenocardica. Tuttavia questo succedeva più spesso in passato, prima dell’avvento della terapia di riperfusione, perché la pericardite si verifica più facilmente nel caso di infarti estesi. Oggi, essendo gli infarti di regola prontamente sottoposti a terapia di riperfusione, succede raramente che inducano l’infiammazione del pericardio. Un altro scenario in cui questa può insorgere è dopo interventi chirurgici in cui viene tagliato il pericardio, come avviene tipicamente in cardiochirurgia: la lesione del pericardio può infatti innescare una reazione autoimmune».

La causa della pericardite – se di origine infettiva o meno – sarà determinante nella scelta del trattamento.

Pericardite come lo scompenso cardiaco

Tra gli uomini e le donne i più colpiti sono i primi. Il sintomo più tipico della pericardite acuta è il dolore toracico: «Si tratta comunque di una forma di dolore diversa da quella dell’infarto. È sì toracico ma tende a modificarsi, ad esempio, con la respirazione, tossendo e a peggiorare da sdraiati», sottolinea la specialista.

«Il problema della pericardite è che, una volta risolta l’infiammazione, questa può ripresentarsi (pericardite ricorrente), sebbene raramente vada incontro a cronicizzazione». Se l’infiammazione determina il rapido accumulo di una cospicua quantità di liquido all’interno del poco distensibile sacco pericardico, il cuore viene “compresso” e non riesce più a riempirsi di sangue: si è in presenza di tamponamento cardiaco, che è un’urgenza medica. Se l’accumulo di liquido avviene lentamente e/o il processo infiammatorio determina un ispessimento e un irrigidimento del pericardio, il risultato è comunque che il cuore non riesce più a espandersi adeguatamente, ma il quadro clinico è meno drammatico.

«Non si è in presenza di un danno diretto al muscolo cardiaco, ma il “sacco” impedisce al cuore di riempirsi e di pompare sangue configurando un quadro paragonabile a quello dello scompenso cardiaco. I sintomi sono gli stessi, a cominciare dall’edema degli arti inferiori», aggiunge la dottoressa Pini.

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