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Correre è l’investimento migliore per la longevità?

30/05/2017

Sarebbe la corsa la forma di attività fisica con il maggiore impatto sulla longevità. A suggerirlo è uno studio realizzato da scienziati provenienti dalla Iowa State University (USA) e da altri centri di ricerca. Chi corre – concludono – avrebbe un rischio di mortalità prematura ridotto del 25-40% e vivrebbe circa tre anni in più di chi invece non si dedica al jogging. Il commento del dottor Stefano Aglieri, Responsabile di Riabilitazione Cardio-respiratoria di Humanitas.

La nuova revisione, pubblicata su Progress in Cardiovascular Disease, segue uno studio diffuso tre anni prima che aveva associato dei benefici per la longevità anche a 5-10 minuti di corsa. Le conclusioni di questa nuova ricerca ne rafforzano i risultati: alla corsa era collegata la maggiore riduzione della mortalità precoce. Secondo i ricercatori, un’ora di jogging – si legge sul New York Times – si tradurrebbe statisticamente in un guadagno per l’aspettativa di vita pari a sette ore: «Il dato è interessante ma indicativo di una probabilità, non di una certezza, naturalmente. Quello che davvero conta è che le ore dedicate alla corsa siano distribuite e non concentrate in un certo momento della vita», aggiunge il dottor Aglieri.

(Per approfondire leggi qui: Ginocchia e artrosi, la corsa come farmaco antinfiammatorio?)

Ancora una volta è la regolarità la chiave per beneficiare degli effetti positivi del movimento: «La ricerca ha correlato a una maggiore longevità anche altre forme di attività fisica come la camminata o l’andare in bicicletta, ma la relazione con la corsa si è dimostrata la più significativa. Ricordiamo però che, tendenzialmente, una persona che si mantiene attiva è una persona che segue globalmente uno stile di vita sano, ovvero non fuma, mangia in modo equilibrato ed è normopeso. E queste sono tutte variabili che possono incidere sulla longevità».

Ma perché la corsa fa bene alla salute?

«Qualsiasi forma di attività fisica aerobica, non particolarmente intensa ma comunque costante, permette di ottenere un migliore controllo dei fattori di rischio della salute cardiovascolare come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia. Ma oltre alla prevenzione primaria l’attività fisica è utile anche nella prevenzione secondaria. Anzi, proprio alla luce degli effetti dell’attività fisica in campo di prevenzione secondaria, si è posto maggiore accento sulla promozione del movimento anche nelle persone sane», sottolinea lo specialista.

(Per approfondire leggi qui: Perché nella corsa il cuore batte forte?)

«In ambito riabilitativo, infatti, accanto alle terapie, un certo tipo di attività fisica – conclude il dottor Aglieri – contribuisce al recupero dei pazienti con problematiche cardiovascolari e quindi alla riduzione della mortalità».

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